Bacoli, sale off-limits nel museo archeologico dei Campi Flegrei: Sos al Ministro Franceschini

Sacello degli Augustali
di Patrizia Capuano

BACOLI - Una lettera al Ministro Franceschini per la riapertura di due sale nel museo archeologico dei Campi Flegrei: è l’iniziativa di cinque associazioni che chiedono di rendere di nuovo fruibili i  locali inaugurati nel 1993, da tempo in attesa di lavori di riqualificazione. «È un annoso problema più volte segnalato e mai risolto riguardante la chiusura, ormai da anni, di due sale definite il “fiore all’occhiello” del museo archeologico dei Campi Flegrei. Nella prima, Sacello degli Augustali di Miseno, è stata ricostruita la facciata del Sacello di Misenum – scrivono - due delle originarie quattro colonne in marmo cipollino sorreggono l’epistilio in marmo, recante l’iscrizione dedicatoria dei coniugi Cassia Vittoria e L. Lecanio Primitivo, augustali, finanziatori del restauro del Sacello. Dietro il pronao si intravedono le statue di Vespasiano e di Tito, originariamente collocate all’interno della cella del tempietto, in due nicchie absidate – proseguono - Accanto alla ricostruzione, vi è la statua equestre in bronzo denominata di Domiziano-Nerva. L'opera fu rinvenuta in un ambiente ad ovest del sacello flavio, schiacciata dal crollo di un costone roccioso». Non meno prestigioso l‘altro ambiente. «Nella seconda sala del Ninfeo Imperiale di Punta Epitaffio, l’allestimento riproduce l’unicità paesaggistica e artistica del ninfeo triclinio voluto dall’imperatore Claudio (41-54 d.C.) alle pendici di Punta Epitaffio – aggiungono i firmatari della lettera - Attualmente, per effetto del bradisismo, si trova ad una profondità di circa 7 metri sotto il livello del mare e, pertanto, non è agevolmente visitabile – continuano - Il ninfeo doveva avere una pianta rettangolare, coronata sul fondo da una abisde, in cui doveva essere “ambientata” una vicenda odissiaca molto nota: l’inebriamento di Polifemo ad opera di Ulisse e di un suo compagno, recante un otre colmo di vino». «Sui lati lunghi del complesso dovevano trovarsi rispettivamente quattro nicchie, ciascuna delle quali ospitante una statua – proseguono - Sono state reperite soltanto tre sculture della parete orientale (una figlia di Claudio morta precocemente, Dioniso giovinetto con pantera e Dioniso giovinetto coronato d’edera) ed una di quella occidentale (Antonia Minore, madre dell’imperatore). Le statue, di pregevolissima fattura, sono verosimilmente opera della medesima bottega che ha realizzato i gruppi scultorei di Sperlonga, ispirandosi a prototipi ellenistici della prima metà del II secolo a.C.». Le associazioni considerano prioritarie «la tutela e la conservazione del nostro patrimonio culturale, così come è importante ogni attività di valorizzazione, diretta a migliorare le condizioni di conoscenza del patrimonio culturale e ad incrementarne la fruizione pubblica in modo da trasmettere i valori di cui tale patrimonio è portatore».  Infine auspicano «una soluzione in modo da garantire la riapertura delle sale». L’esposto, su iniziativa della associazione culturale Michele Sovente presieduta da Nestore Antonio Sabatano, è stato firmato anche da Lux in Fabula di Pozzuoli (responsabile Claudio Correale); Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani di Pozzuoli (responsabile Giuseppe Peluso);  Rinascita dei Campi Flegrei – Pianura (responsabile Vincenzo Russo); Gruppo Archeo Flegrei – Pozzuoli (responsabili Cristian Fiorentino e Gennaro Lubrano). Al riguardo il direttore del museo archeologico dei Campi Flegrei, Pierfrancesco Talamo, spiega: «Siamo in una fase di riorganizzazione. Con il nuovo direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei, Paolo Giulierini, solleciterò l’avvio dell’iter propedeutico all’inizio dei lavori e alla riapertura delle due sale, chiuse da almeno cinque anni. Si tratta di opere di adeguamento degli impianti e di interventi strutturali».
Martedì 13 Febbraio 2018, 19:45 - Ultimo aggiornamento: 13-02-2018 19:45
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