Baia, caccia ai predoni del mare: nell'area protetta la maxi rete killer

Martedì 11 Giugno 2019 di Patrizia Capuano
A Bacoli task force contro la pesca di frodo nell'area marina protetta, un comportamento criminale duro a morire. La Guardia costiera di Baia - con il secondo Nucleo subacqueo della capitaneria di porto di Napoli - ha sequestrato una rete da posta lunga duemila metri, una enorme ragnatela estesa dal porto verso il Castello aragonese. La scoperta al termine di una lunga attività di polizia giudiziaria. Ne è seguita una denuncia contro ignoti, mentre le indagini sono in corso per individuare i responsabili della pesca illegale. Un sistema che non solo impoverisce l'habitat marino, puntando a portare in superficie enormi e indifferenziate quantità di pescato , ma che rischia di danneggiare lo scrigno storico-naturalistico custodito sui fondali. Ma non solo. Il monitoraggio messo in atto dalla Guardia costiera punta anche alla sicurezza della navigazione e alla vigilanza sulla pesca. I guardacoste, a bordo della motovedetta Cp 711, hanno individuato lo strumento da pesca installato illegalmente e segnalato in superficie con mezzi di fortuna. La rete, estesa dalla imboccatura del porto verso la fortezza aragonese, costituiva un pericolo per la navigazione violando le norme che ne regolano la corretta collocazione. Peraltro, se autorizzati, bisogna adottare un sistema di segnalazione visibile di giorno e durante le ore notturne.
 
A conclusione del sequestro si è provveduto a presentare una denuncia a carico di ignoti alla Procura della Repubblica di Napoli, mentre continuano le indagini a cura di Locamare Baia. La task force è stata coordinata da Ufficio circondariale marittimo di Pozzuoli e Reparto operativo della Direzione marittima della Campania. Un intervento che «ha evidenziato la costante attività tesa al contrasto del fenomeno della pesca illegale - spiega il comandante Paolo Rinaldi - e finalizzata alla sicurezza della navigazione, nonché alla salvaguardia ambientale in zona di area marina protetta», a tutela delle peculiarità ambientali e storiche. Attenzione alta dunque nel parco archeologico sommerso di Baia, dove sono stati intensificati i controlli grazie alla operazione «Mare sicuro 2019», che punta ad assicurare una corretta fruizione di mare e spiagge. Al setaccio tutta la costa campana, mirando a salvaguardare anche gli ecosistemi marini. In campo, dal primo giugno al 15 settembre, cento uomini della guardia costiera, 24 imbarcazioni e altrettanti battelli. Riflettori accesi dunque nelle aree marine protette. Qui il monitoraggio intende contrastare sia gli ormeggi dei natanti da diporto, per scongiurare danni ai reperti romani inabissati dal bradisismo, che la pesca di frodo nella riserva naturalistica. Nel perimetro del parco, esteso per 77 ettari, sono custodite vestigia della città di epoca imperiale, dimore e complessi termali, quanto resta del Portus Julius. © RIPRODUZIONE RISERVATA