Il Covid le danneggia il cuore, bimba di un anno salvata a Napoli con un trapianto

Sabato 16 Ottobre 2021 di Ettore Mautone
Il Covid le danneggia il cuore, bimba di un anno salvata a Napoli con un trapianto

Sanem Balsamo è una bambina, bellissima nata sana e piena di vita poco più di un anno fa presso la ginecologia dell’ospedale Cardarelli, nel reparto reparto diretto da Claudio Santangelo. È nata nel pieno della pandemia: in meno di 365 giorni, a causa di un’infezione da Sars-Cov-2 passata sotto traccia (tutti in famiglia avevano contratto l’infezione ma nessuno aveva immaginato che a pagare il prezzo più alto sarebbe stata la più piccola) ha subìto prima una terribile diagnosi di miocardite dilatativa che l’aveva condotta a un passo dalla morte, poi un’assistenza intensiva al Monaldi dove è stata attaccata a un cuore artificiale per mesi e infine la rinascita con un provvidenziale trapianto, raramente possibile a un’età così precoce anche per la scarsità di organi compatibili. Il duro percorso di vita della piccola, e dei suoi genitori è una storia a lieto fine che merita di essere raccontata. «Dal 26 agosto, quando mia figlia è stata sottoposta al trapianto alla cardiochirurgia pediatrica del Monaldi - racconta la mamma Morena Minutolo - tutti i lunedì vado in ospedale per i prelievi e il dosaggio della ciclosporina che evita il rigetto del nuovo cuore di Sanem». Il 29 settembre la piccola ha compiuto un anno e il 26 ottobre, due mesi esatti dopo il trapianto, è sua mamma a compiere 32 anni.

La piccola il 29 settembre del 2020 viene alla luce sana e vitale. I genitori e la nonna notano dopo alcune settimane un’anomala asimmetria della gabbia toracica sporgente sul lato sinistro. Secondo un pediatra consultato privatamente la bambina ha una formazione congenita. Ma alla nascita quel bozzo non c’era. I genitori per settimane avvertono uno strano rumore che proviene dalla zona del cuore. Nessuno specialista dà peso a quei segni. Arriva Natale, il respiro di Sanem, che la mamma ha chiamato così per un particolare amore per la Turchia, diventa sempre più affannoso. A fine febbraio la mamma decide di andare al Santobono. Fa il test in ingresso, negativo, e le visite. Anche qui nessuno si accorge delle malattia avanzata al cuore della piccola. Tanto che viene trasferita all’ospedale San Paolo in osservazione. Proprio al presidio di Fuorigrotta una pediatra attenta dà peso alla protuberanza del torace. Vene fatta una radiografia. Emerge un cuore enorme. Scatta l’allarme: la bimba viene ritrasferita in ambulanza al Santobono. All’una di notte va in rianimazione. L’ecografia non lascia dubbi: miocardite dilatativa acuta causata da un virus. Nel sangue si trovano le tracce della spike del Covid, probabile causa di tutto. 

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«Nessuno mi ha detto che non potevo allattare la mia bambina - ricorda la mamma - in quel periodo mio marito era positivo e io avevo perso gusto e olfatto. Ma il medico di famiglia mi aveva rassicurato dicendo che il latte non trasmette il Covid». La bambina resta tre giorni intubata al Santobono. Poi trasferita al Monaldi nel reparto diretto da Guido Oppido. La speranza di salvarla è nel cuore artificiale che arriverà da Milano dopo quattro giorni. La bambina supera lo snodo cruciale: operata si attacca alla vita che le dà il cuore artificiale. Una bambina che nonostante il calvario è vispa e vitale. Supera giorni terribili. Il Berlin Heart fa un rumore terribile, è un cuore di plastica collegato con due cannule al ventricolo del piccolo malandato cuore di Sanem. Dopo 25 giorni di rianimazione rivede la mamma che si trasferisce in ospedale. Il medico avverte i genitori: i trapianti a quella età sono rari. Gioia e dolore, speranze affidate all’animo dei due genitori. Passano i mesi, 7 per la precisione. A fine agosto arriva il miracolo di una donazione. 

La bimba si riprende quasi subito. Neanche un mese dall’operazione e torna in reparto, poi a casa, a Chiaiano. «Una casa popolare in cui non posso restare perché troppo umida. Ho un altro bambino di 5 anni e i fratelli di 14 e 17 anni che sono dalla nonna per evitare di portare altri virus e batteri in casa. Dovremmo stare in una zona più salubre - dice ancora mamma Morena - viviamo con il reddito di cittadinanza, se avessi la possibilità andrei in una zona non troppo distante dall’ospedale ma con un clima migliore. Pensavamo a Baiano, Avella, Mugnano. Mio marito non lavora, era nell’ambito zootecnico. Il piccolo di 5 anni non è andato l’asilo per tutelare la sorella. Sarebbe bello ricevere aiuto da chi può darci una mano». 

Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre, 07:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA