Bimbo di 4 anni intossicato dal monossido di carbonio, i medici del Santobono lo salvano in extremis

Martedì 2 Luglio 2019 di Matilde Andolfo
Rosario Marco Infascelli Direttore della Struttura Complessa di Anestesia, Rianimazione - Centro regionale di Terapia Iperbarica Santobono Napoli

Una corsa contro il tempo per salvare la vita a Danilo, un bambino di quattro anni che stava morendo per inalazione da monossido di carbonio. L’allarme è scattato la notte scorsa a Sulmona con la richiesta di aiuto al 118 da parte dei genitori del piccolo che hanno scoperto rinvenuto il loro figlioletto  cianotico e privo di sensi.

La mamma ha riferito che lei era in bagno, poi forse dalla caldaia malfunzionante si è sprigionato del fumo che in breve ha riempito la stanza di monossido di carbonio. Nell’appartamento c’era anche la zia del bambino che però si è ripresa dopo che l’ambiente è stato areato. Dopo i primi soccorsi, i medici del 118 hanno deciso di trasferire il piccolo paziente in uno dei centri iperbarici presenti su territorio nazionale. E qui comincia l’odissea per la ricerca della disponibilità di una camera iperbarica. La ricerca prosegue in maniera frenetica e senza sosta mentre aumenta l’angoscia dinanzi a ripetuti dinieghi. E infatti sono stati indisponibili ad accogliere il bambino il Policlinico Umberto I di Roma, il centro iperbarico convenzionato di Fano, il centro iperbarico convenzionato di Ravenna e infine il centro iperbarico convenzionato di Larino.

Il caso sembrava senza via di uscita fino a quando non si è reso disponibile l’Unità complessa di Anestesia e Centro di Medicina Iperbarica del Santobono Pausilipon di Napoli, attivo ventiquattrore su ventiquattro. L’ambulanza corre veloce da Sulmona a Napoli. Sono ormai le due della notte. Ad accogliere il bambino Rosario Marco Infascelli Direttore della Struttura Complessa di Anestesia, Rianimazione - Centro regionale di Terapia Iperbarica e la sua equipe. Il piccolo viene sottoposto al trattamento di ossigenoterapia iperbarica, secondo il protocollo di emergenza, terminata alle quattro del mattino: “Il piccolo sta bene ed è fuori pericolo – dichiara il professor Infascelli -, sarà sottoposto ad una ulteriore seduta di ossigenoterapia iperbarica per poi fare ritorno a Sulmona.

In casi simili il pericolo è immediato anche per il rischio elevatissimo di sindrome neurologica a distanza innescata dalla intossicazione da monossido”. Negli ultimi anni la Campania ha sopperito brillantemente alle inefficienze di altre Regioni grazie ad una tradizione storica iniziata con professionisti del calibro di Raffaele Pallotta. La buona sanità iperbarica che in Campania funziona grazie a una buona rete di emergenza iperbarica con i Centri iperbarici degli ospedali Santobono, Cardarelli e Ruggi d’Aragona.  

Ultimo aggiornamento: 20:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA