Bambino morto a Napoli, dietro «l'uomo nero» gruppi che spingono i più piccoli verso il baratro

Giovedì 1 Ottobre 2020 di Maria Pirro

Sembra il protagonista di un romanzo di Stephen King: un uomo nero con la faccia di Pippo. Il personaggio Disney temibile quanto il pagliaccio malefico. Un «nuovo It» in grado di terrorizzare bambini, evocando paure più grandi, mentre tende loro la mano: «Vuoi giocare?». Solo che on line ogni linguaggio è inganno, orchi sfide e pericoli aumentano. Peggio dai giorni del lockdown. Le adolescenti sono più esposte ai ricatti sessuali. E, a volte, gli stessi ragazzi diventano il tormento dei loro coetanei.

Si contano oltre 500 casi di adescamento di minori online all'anno in Italia. Vittime di uomini neri, ovvero senza volto, mascherati dallo schermo. Più spesso tra i 30 e i 40 anni, di diverse estrazioni sociali e impegnati nei mestieri più disparati. Impiegati, professionisti, insegnanti. Disoccupati. A Napoli anche un allenatore di una squadra di calcio, incensurato, è finito sotto inchiesta per aver tentato di instaurare relazioni erotiche, in origine virtuali, con più ragazzini. E ragazzine. Le adolescenti, ovviamente, sono più esposte al rischio di abusi e ricatti, che si moltiplicano una volta ottenuti foto e video imbarazzanti. L'ultima indagine, che il 18 settembre ha portato all'iscrizione di sei persone nel registro degli indagati a Messina, si allarga a Catania, Palermo, Milano, Napoli e Teramo. Dopo perquisizioni e sequestri di immagini di pornografia minorile, sono in corso ulteriori accertamenti. Altro blitz recente a Salerno. Nel mirino, «un personaggio della rete internet, con migliaia di followers sui propri profili social», lo descrivono gli 007. «Amato soprattutto dai giovanissimi, grazie anche a comparsate in televisione, utilizzando falsi account, partecipava a una rete internazionale dedita allo scambio di materiale pedopornografico, tra cui video di violenze raccapriccianti su neonati». Non uno strano caso di dottor Jekill e mister Hyde, stando alle informative della polizia.

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I più pericolosi sono proprio i molestatori seriali, che gestiscono più profili fake. E interpretano, nel contempo, la parte dell'amico e dello stalker. Uno pronto a suggerire strategie (in realtà auto-distruttive) contro l'altro. Come farsi inviare materiale hot, dicendo di volerlo utilizzare come esca per inserire un virus da spedire al ricattatore già venuto in possesso di alcune immagini in modo da cancellare tutto il resto. Già segnalato alla Polizia postale, ma inafferrabile è Jonathan Galindo, l'uomo nero con la faccia di Pippo, il personaggio Disney, che contatterebbe adolescenti e preadolescenti sui social, per spaventarli in un gioco dell'orrore che lascia segni soprattutto nei più fragili. Ma chi si nasconde dietro l'account? Riscontri sull'esistenza di una persona fisica, è quanto emerso dagli accertamenti condotti finora nella Capitale. Chiunque potrebbe celarsi dietro quel nome, come è già successo per Blue Whale e le sue sfide sempre più pericolose, una al giorno per 50 giorni, fino alla prova mortale. Come saltare nel vuoto da un palazzo oppure lanciarsi sotto a un treno.

Gli agenti della Polizia Postale di Palermo appena qualche giorno fa hanno eseguito perquisizioni e sequestri nei confronti di 5 ragazzini (dai 13 ai 16 anni) responsabili della diffusione di materiale sessualmente esplicito. Il soggetto: una 14enne, compagna di scuola di alcuni di loro, finita suo malgrado sulle piattaforme social e sui servizi di messaggistica istantanea. «Si tratta di comportamenti molto diffusi tra i minori», è il monito degli investigatori, che per questo promuovono la prevenzione nelle scuole. Tra le attività, la campagna itinerante di educazione denominata «Una Vita da Social» che ha già coinvolto oltre due milioni e mezzo di studenti, 220.000 genitori, 125.000 insegnanti, toccato 350 città e ottenuto 127.000 like e 12 milioni di follower sui temi della sicurezza online. In particolare, è allarme per l'aumento di episodi di cyberbullismo, il bullismo amplificato dagli strumenti telematici: «Per effetto del fascino della rete e la sottile suggestione del messaggio virtuale, l'idea di sentirsi anonimi, nonché il senso di deresponsabilizzazione rispetto ai comportamenti tenuti online», mettono in guardia i poliziotti sul portale web dedicato al fenomeno. E può pure accadere che uno scherzo tra coetanei possa scatenare reazioni inconsulte ed esagerate.
 

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Ma, prima di arrivare a questo, si può adottare qualche strategia di autodifesa. Come quella di installare app di controllo sugli smartphone dei ragazzi, che spesso ricevono in regalo già in occasione della prima comunione. Ad esempio. Google Family Link per Android e Apple Screen Time per Ios, entrambe gratuite e impostate da remoto consentono di bloccare contenuti per adulti, creare una lista di siti inaccessibili e impostare un tempo massimo di utilizzo. Altre applicazioni, come Kaspersky Safe Kids, a pagamento, vieta le richieste di ricerca su YouTube su argomenti delicati, come droga e alcol, genera report sulle attività pubbliche di Facebook, inclusi post e amici aggiunti di recente. E ha un geolocalizzatore Gps. Norton Family, gratuita per sei mesi, permette di vedere quali sono i siti web visitano, fissa limiti al tempo online. E Spazio bimbi parental Control, gratuita nelle funzioni base e con una versione premium a pagamento, personalizza le opzioni di controllo: consente di decidere così quali funzioni abilitare, ma anche di disabilitare tutti i segnali wireless.

Ultimo aggiornamento: 18:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA