Bambino morto a Napoli, le indagini continuano: i pm ascolteranno i genitori degli amichetti

Sabato 3 Ottobre 2020 di Leandro Del Gaudio
Bambino morto a Napoli, le indagini continuano: i pm ascolteranno i genitori degli amichetti

Amici di classe, i loro genitori, le maestre. Tutto il mondo che ruotava attorno alla vita del bambino morto a undici anni in circostanze misteriose viene scandagliato in queste ore in Procura. Un mondo di relazioni, di contatti, di abitudini che potrebbe raccontare possibili retroscena rispetto a quanto accaduto la notte tra lunedì e martedì in un tranquillo condominio del quartiere Chiaia. Inchiesta per istigazione al suicidio, si cercano tracce di possibili azioni di condizionamento, che potrebbero aver spinto l'undicenne a gettarsi dall'ottavo piano.

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Una ricerca che batte due strade, inevitabili, che potrebbero risultare anche complementari: la vita relazionale del piccolo, tra compagni di giochi, di sport o di studi; e la dimensione virtuale, che passa attraverso strumenti di natura informatica. Ed è in questo scenario, che la Procura di Napoli ha dato mandato ad alcuni consulenti per analizzare il contenuto di telefonino, tablet e playstation, che - per chi è nato in questo secolo - rappresentano un appuntamento quotidiano che si rinnova dalla mattina alla notte. Si parte dal testo del messaggio indirizzato alla madre («Vi amo, ho un uomo incappucciato davanti, non ho più tempo») pochi attimi prima di morire, per dare inizio a una indagine che scava nelle insidie del web. Nessuna pista viene al momento esclusa, ma il contenuto del testo del messaggio e quanto trapelato dalle primissime indagini rimandano a un possibile condizionamento avvenuto in via telematica. Gran parte degli strumenti informatici usati dai ragazzini hanno infatti una dimensione interattiva, fatta di challenge, di sfide virtuali che possono incrociare anche sconosciuti. Un mondo dinamico, in continuo movimento, che può nascondere delle trappole, specie per chi ha la guardia abbassata o non possiede meccanismi di difesa.
 

 

La Procura di Napoli potrebbe ascoltare anche adulti, tra docenti e genitori degli amici dell'undicenne deceduto. Hanno raccolto in questi giorni particolari in grado di indirizzare le indagini? Ci sono stati sfoghi o momenti di dialogo in classe o in palestra in cui i bambini hanno raccontato qualcosa di utile sulla vita del piccolo studente di Chiaia? Ogni tassello potrebbe risultare decisivo per dare un volto o una dimensione a quanto accaduto a un ragazzino di undici anni. Frequentava con passione la scuola, era ben inserito nel contesto familiare e relazionale del suo quartiere. Accudito, protetto, amato. Faceva sport, viaggiava assieme alla famiglia, aveva amici che gli volevano bene ed aveva raggiunto un buon livello di istruzione e di conoscenze per la sua età. Nessun litigio negli ultimi tempi, nessuno strappo. Da qualche giorno aveva cambiato la password per l'accesso al tablet e al cellulare, un gesto che potrebbe rappresentare un indizio utile nel corso delle indagini. Perché cambiare codice di ingresso a quel mondo virtuale? Era un modo per sentirsi più grandicello, più autonomo, o c'era un motivo differente? Inchiesta condotta dal pm Raffaele Tufano e dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone, in campo gli uomini della polizia postale e della squadra mobile, mentre la famiglia del piccolo si è affidata ai penalisti Lucilla Longone e Maurizio Sica per seguire gli esiti giudiziari del caso. Questa mattina alle 10, nella chiesa di Santa Chiara, un'intera collettività è pronta a stringersi attorno a un nucleo familiare devastato da una vicenda ancora per molti versi ignota.

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