Bambino ucciso dalla mamma a Torre del Greco, il primo soccorritore: «Francesco non respirava più, il papà urlava l'ha ammazzato»

Mercoledì 5 Gennaio 2022 di Francesca Mari
Bambino ucciso dalla mamma a Torre del Greco, il primo soccorritore: «Francesco non respirava più, il papà urlava l'ha ammazzato»

Era lì per una birra con gli amici, nel parco a pochi metri dalla spiaggia in località La Scala dove la sera del 2 gennaio è morto il piccolo Francesco. In pochi minuti una serata goliardica tra ragazzi si è trasformata in un incubo. Daniele Bosso, 18enne di Torre del Greco, studente al quinto anno dell'Istituto Nautico, è il primo a essersi lanciato in mare insieme all'amico Pasquale per cercare di salvare il piccolino. Sulla spiaggia, ad attenderli, c'era Francesco, che come aveva imparato a scuola ha praticato su quel povero corpicino il primo massaggio cardiaco. Ma invano.

 

Daniele, cosa è accaduto esattamente quella sera?
«Erano le 22, eravamo nei giardini a chiacchierare quando d'improvviso abbiamo visto davanti a noi un uomo disperato correre verso la spiaggia. Era Elio, il padre del bambino. Ci siamo guardati e abbiamo capito che qualcosa non andava. Ci siamo precipitati sulla spiaggetta, abbiamo visto l'uomo spogliarsi e tuffarsi in acqua».

E voi?
«Abbiamo alzato lo sguardo e su quello scoglio (indica il luogo esatto, ndr) abbiamo visto una donna seduta, tranquilla. Era Adalgisa, completamente vestita e bagnata dalla testa ai piedi. Ci siamo spogliati velocemente e ci siamo tuffati dal lato più agevole, che Pasquale conosce bene perchè fa pesca subacquea. Abbiamo cominciato a nuotare verso il padre del bimbo. Aveva recuperato il corpicino di Francesco e ci diceva respira, respira ancora!. Così io sono corso verso di lui e ho preso il bambino in braccio».

Attimi drammatici.
«Ho subito pensato che fosse già morto. Il corpo era rigido e la testolina pendeva all'indietro, gli occhietti lividi. Aveva una camicetta a quadri e un giubbotto, i capelli ricci scuri. Un cappellino galleggiava sul mare, vicino alla scogliera. Mi spiace dirlo, ma in quel momento abbiamo pensato che l'avesse annegato la sua mamma. Sulla spiaggia c'era anche il fratello medico di Elio che chiamava i soccorsi. Era sotto choc».

E la mamma, intanto, che cosa faceva?
«Nulla. Una tranquillità che ci ha sconvolto. Abbiamo portato a riva il bambino, l'ha preso in braccio il nostro amico Francesco che ha provato a fargli un massaggio cardiaco. Piccolo - gli diceva - ti chiami come me. Respira, respira. Elio nemmeno aveva la forza di rivestirsi. Intanto, siamo andati a recuperare Adalgisa. Era vestita, aveva un lungo cappotto inzuppato e un cappello. Si lamentava di avere freddo, voleva tornare indietro a recuperare il berretto del figlio. Non piangeva. Ci ha detto che un extracomunitario le aveva rubato il cellulare. Ha farfugliato qualcosa sugli assorbenti, non si capiva molto bene. Parlava tra i denti. Abbiamo cercato di rassicurarla dicendole che sarebbe andato tutto bene, ma lei sembrava che stesse altrove. Arrivati sulla spiaggia abbiamo visto che lo zio medico aveva preso in braccio il bambino, gli stava praticando un massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca. Ma... (Daniele piange)».

Ma?
«Il medico si è girato verso il fratello e gli ha detto che il bambino non respirava più. L'uomo ha urlato alla moglie: Me l'hai ucciso! Sei una pazza, l'hai fatto. Devono darti l'ergastolo. Lei muta. Poi sono arrivati i soccorsi, ma nemmeno il defibrillatore è servito. Il papà era disperato, urlava alle forze dell'ordine arrestatela, arrestatela».

Uno strazio...
«Il corpicino del piccolo era ricoperto da un lenzuolo bianco, lì dove ora ci sono giocattoli e lumini e dove stanno venendo tante persone per una preghiera. Non ci sentiamo eroi, no. Abbiamo fatto solo quello che era giusto fare. E in tutta questa storia, l'unica cosa che per noi avrebbe contato sarebbe stato riportare a galla Franceschino vivo». 

Ultimo aggiornamento: 19:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA