Bengalese ferito dal branco a Napoli,
spunta l'identikit del capo

Mercoledì 14 Agosto 2019 di Melina Chiapparino, Leandro Del Gaudio
Quello più violento indossava una maglia verde, ha i capelli ricci e la carnagione scura. È stato lui a prendere una pietra dal marciapiede, a spaccarla a terra per ricavare un'arma affilata da lanciare al volto di un cittadino bengalese. È lui il capo di un branco di sette o otto ragazzi, tutti giovanissimi: sono napoletani, anche se tra di loro ce n'era uno che parlava spagnolo, probabilmente un amico conosciuto in vacanza o in qualche corso di studio. Sono i primi elementi che emergono dalle indagini sul ferimento del venditore ambulante Roton Kalak, nato 39 anni fa in Bangladesh, con regolare permesso di soggiorno in Italia, brutalmente aggredito da un branco di giovanissimi in via generale Orsini, una strada a ridosso del Lungomare.

 

Ora è ricoverato al Cardarelli in prognosi riservata, in attesa di un intervento chirurgico. Brutta storia, quella accaduta intorno alla mezzanotte tra domenica e lunedì in via Orsini, a pochi passi da via Santa Lucia e dalla movida del Lungomare (come ha raccontato ieri la Repubblica): un episodio ricostruito grazie alla testimonianza di un altro venditore ambulante bengalese (si chiama Azad Abul Kalam), che ha riportato ferite più lievi e che ha prestato il primo soccorso al proprio connazionale. Indagini condotte dal pm Luciano D'Angelo, si lavora sul racconto reso da una donna, che ha assistito dal proprio balcone alla parte finale del pestaggio. Ha spiegato la teste: «Intorno alla mezzanotte, ho sentito urla sotto casa, mi sono affacciata e ho visto un gruppo di ragazzi - al massimo sei o sette - contro due venditori ambulanti. Ho visto un ragazzo con la maglia verde, i capelli ricci e la carnagione scura spaccare una pietra sul marciapiede e lanciarla al viso di uno dei due ambulanti. Gli aggressori erano napoletani, uno di loro parlava spagnolo». Quanto basta a spingere la Procura di Napoli a ipotizzare le accuse di tentato omicidio a scopo di rapina, anche alla luce di quanto raccolto dagli investigatori in via Orsini. Stando alle prime indagini, il gruppo di ragazzi avrebbe presidiato la bancarella gestita da Roton Kalak, mettendo le mani su custodie di cellulari e altri gadget esposti. Ha spiegato agli inquirenti Azad Abul Kalam: «Non volevano pagare, gli ho detto che dovevano pagare ma non hanno sentito ragioni. Mi hanno aggredito, il mio amico è intervenuto e ha avuto la peggio. Purtroppo tutte le sere siamo circondati da gruppi di giovani che ci aggrediscono, ci insultano, pretendono di avere la merce senza pagare».
IN CORSIA
Gli occhi gonfi e il volto tumefatto rendono quasi irriconoscibile Roton Kalak che si muove dolorante nel letto del reparto di chirurgia maxillo facciale del Cardarelli. Comprende poco l'italiano e giace disteso con indosso un camice ospedaliero perché i suoi vestiti sono stati ridotti in brandelli durante l'aggressione. «Si è avvicinato un gruppetto di circa 10 ragazzi, tutti tra i 16 e i 20 anni - racconta Zinni, uno degli amici giunti ieri in ospedale hanno preso in mano collanine, braccialetti e cover dei cellulari ma quando Roton gli ha detto di pagare, li hanno aggrediti con violenza». Abul Kalam Azad, il 42enne del Bangladesh anche lui preda del branco, se l'è cavata con escoriazioni ed ecchimosi in faccia ma non è stato così per il 39enne, ricoverato in gravi condizioni, seppure non a rischio di vita. Ha spiegato Giuseppe Longo, neodirettore del Cardarelli: «Questa mattina Roton sarà operato per la frattura al setto nasale estesa alla parte orbitaria, successivamente saranno monitorate la frattura alla mandibola e ad altre ossa craniche che probabilmente non necessiteranno di operazioni». Dal primo giorno di ricovero, è scattata una gara di solidarietà tra i familiari degli altri pazienti per procurare i generi di prima necessità al bengalese che ha ricevuto la visita dell'assessore comunale ai Diritti di cittadinanza, Laura Marmorale e che sarà seguito dagli operatori sociali del Comune di Napoli.
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