Bimbo ucciso a Cardito: «Mi vuoi uccidere? Tanto ci ha già provato papà Tony»

Martedì 3 Dicembre 2019 di Marco Di Caterino

«Noemi nei giochi di ruolo, faceva interpretare agli altri bambini il patrigno e il fratellino ucciso dalle botte di papà Tony. E quando durante bisticci e litigi con gli altri piccoli ospiti della casa famiglia, uno di questi le diceva: Ti uccido, lei senza scomporsi rispondeva con freddezza: Tanto ci ha già provato papà Tony». È stata, quella dello psicoterapeuta Francesco Raia la testimonianza choc che ha aperto l'udienza di ieri del processo per l'orribile morte di Giuseppe Dorice, il bimbo di 6 anni di Cardito ucciso a botte dal patrigno Tony Essobtì Badre, e per il tentato omicidio della sorellina di sette anni. Il tutto sotto lo sguardo indifferente e complice di Antonella Casa, la mamma dei due piccoli.

LA TESTIMONIANZA
Quella che poteva sembrare un'udienza «tranquilla» davanti alla terza sezione di Corte di Assise di Napoli (presidente Lucia La Posta, giudice a latere Giuseppe Sassone) in realtà è servita al pm Paola Izzo della Procura di Napoli Nord a cristallizzare tre importanti punti nell'impianto accusatorio. Il primo riguarda i danni psicologici, devastanti, subiti dalle sorelline di Giuseppe, Noemi ed Erminia; il secondo fissa la sistematicità delle botte subite dai due bambini; il terzo, infine, riguarda l'assenza di interventi da parte della scuola davanti allo scempio fatto di lividi, contusioni ed ematomi con i quali Giuseppe e Noemi si presentavano in classe, e l'assenza della mamma nei rapporti con la scuola.

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Devastante è stata la descrizione di Raia sulle condizioni psicologiche rilevate dagli operatori della casa famiglia dove vive ora Noemi. Sono, più che un racconto, dei flash back orribili. «Il 9 febbraio notando una schiumarola, la bimba terrorizzata racconta che Tony la usa per picchiarci. Due giorni dopo, mentre un'operatrice della casa famiglia cerca di farla addormentare, di colpo racconta: Mi ricordo le botte che dava a Giuseppe, erano così tante che sembrava morto... ma adesso non ci voglio pensare più». Poi un particolare agghiacciante, il pianto disperato al solo vedere un lavabo del bagno: «Ha paura di fare lo shampoo, perché Toni ha provato ad affogarla». Per lo psicologo, Noemi non è ancora pronta all'elaborazione del trauma. «È una bimba adultizzata, tende a manipolare gli altri nel tentativo di essere accettata come una brava bambina». Comportamento che Noemi adottava a scuola, quando alcune maestre le chiedevano come si era procurata i lividi. «La bambina testimonia Raffaella Zito, maestra di sostegno della classe di Noemi rispondeva che era colpa di Giuseppe. Solo una volta ammise che era stato Tony. Non ho firmato la relazione perché quel giorno ero assente per malattia». Sconvolgente la testimonianza della maestra Maria Volpicelli che non senza emozione racconta di non aver mai sentito la voce di Giuseppe, che in classe non parlava con gli adulti. Dice la maestra: «Quando ho notato che Noemi aveva il lobo dell'orecchio destro staccato di netto, ho deciso, insieme alle colleghe di relazionare per iscritto alla preside».

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