Napoli Est, bipiani in amianto: 2 milioni
di finanziamento a rischio

Giovedì 13 Maggio 2021 di Alessandro Bottone
Napoli Est, bipiani in amianto: 2 milioni di finanziamento a rischio

C'è tensione al “campo bipiani” di Napoli Est, il complesso di alloggi in amianto realizzato negli anni Ottanta per assicurare un tetto ai terremotati. A quarantuno anni dal sisma i container sono ancora in piedi, abitati da oltre trecento persone. In queste ore il Comune di Napoli ha consegnato ai residenti le lettere di diffida a lasciare, entro quindici giorni, gli spazi così da consentire di avviare il cantiere per i lavori di bonifica dall’amianto e di smantellamento di tutto il “villaggio” di via Isidoro Fuortes, strada alle spalle di via Volpicella: siamo al confine tra i quartieri Barra e Ponticelli.

Molti cittadini raccontano di non essere stati informati preventivamente dell’arrivo delle diffide e della necessità degli sgomberi e, soprattutto, di non avere una soluzione abitativa alternativa: una circostanza complicata ulteriormente dall’emergenza coronavirus e dal rischio contagio. In realtà, già a gennaio e febbraio il Comune di Napoli - proprietario del complesso residenziale di 104 alloggi - ha notificato agli abitanti l'occupazione illegittima dei “bipiani”. Come specificato negli atti, ognuno di loro ha la possibilità di presentare, entro dieci giorni, «eventuali deduzioni scritte e documentate». Diversamente alla diffida segue lo sgombero coatto amministrativo e poi quello esecutivo.

 

Nelle diffide emerge un importante dettaglio relativo ai tempi con cui è necessario procedere. Il progetto di bonifica e smantellamento del complesso è finanziato con le risorse del “Piano Strategico” della Città Metropolitana di Napoli. É utile guardare alla convenzione di gennaio 2020 stipulata tra questo ente e Palazzo San Giacomo. Si prevedeva che «le attività dovevano essere formalmente avviate entro e non oltre 12 mesi dalla stipula della convenzione, pena la revoca del finanziamento del singolo progetto». Data l'emergenza coronavirus l’ente di piazza Matteotti ha concesso una proroga dei termini: 18 mesi dalla convenzione. Dunque, la nuova scadenza è il 30 luglio 2021 «pena la revoca automatica del finanziamento».

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Dunque, c’è particolare urgenza di liberare gli spazi entro questa data e avviare i lavori per evitare di perdere risorse importanti: parliamo di circa due milioni di euro. I container sarebbero dovuti essere abbattuti già nei primi anni Duemila: liberati dai terremotati furono occupati da altre famiglie e, dunque, fu impossibile procedere con il progetto di riqualificazione dell'area previsto diversi anni prima. Oggi si corre anche per individuare l'impresa che si occuperà degli interventi. Il Servizio 'Edilizia residenziale pubblica e nuove centralità' del Comune di Napoli ha prorogato i termini per la partecipazione alla manifestazione di interesse approvata nei giorni scorsi insieme alle modifiche del capitolato speciale d’appalto. La scadenza, inizialmente prevista per il 14 maggio, è stata spostata al 29 così da consentire la più ampia partecipazione degli operatori ai quali sono richiesti specifici requisiti in materia ambientale.

Intanto, dopo la denuncia pubblica sulle mancate soluzioni alternative per gli attuali occupanti, il comitato dei residenti ha invitato l'Arcivescovo metropolita di Napoli, Domenico Battaglia, a visitare il “campo bipiani” di Napoli Est così da dare conforto ai cittadini che insistono sulla necessità di utilizzare immobili abbandonati della periferia orientale per creare soluzioni momentanee: per questi, però, occorrono fondi e interventi nell'immediato. Le richieste del comitato risalgono al periodo precedente all’emergenza sanitaria.

Della questione “bipiani” si parlerà anche nella commissione comunale con delega al welfare in programma per la tarda mattinata di venerdì 14 maggio alla quale sono stati chiamati a partecipare gli assessori comunali Chiodo, Menna e Borriello. Quella dei "bipiani" di Napoli Est è una "emergenza" che dura da anni e che ha “attraversato” diverse amministrazioni comunali. Materiale in amianto usurato, allacci precari alla rete elettrica, infiltrazioni di acqua piovana, umidità e tanti altri aspetti ne hanno fatto un luogo non adatto a ospitare persone, pericoloso e degradato.

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