Bomba a Sorbillo, svolta nelle indagini: coinvolti due gruppi legati ai Mazzarella

Martedì 5 Febbraio 2019 di Giuseppe Crimaldi
Dai Decumani alla Sanità. Dal Rione Traiano ai Quartieri Spagnoli, passando per Forcella, San Giovanni a Teduccio e l'Arenaccia. Si allarga a macchia d'olio il cerchio nero che delimita le zone di guerra criminale a Napoli. Nella forsennata escalation di violenza napoletana restano ancora tutti da chiarire i contorni dell'attentato dinamitardo commesso il 16 gennaio ai danni della Pizzeria Sorbillo (per non parlare dei colpi di pistola, precedenti solo di qualche giorno, contro un altro locale, quello di Mario Granieri, nella zona di Forcella).
 
Sulla bomba fatta brillare all'ingresso della pizzeria Sorbillo di via Tribunali gli inquirenti avrebbero raggiunto un primo punto fermo, al quale - come spiegheremo a breve - se ne aggiunge un secondo, inquietante. Ma procediamo con ordine. L'indagine sull'esplosione ai Tribunale sarebbe giunta ad una svolta, con l'individuazione dei mandanti del raid.

Ad ordinarlo sarebbero stati i vertici di un gruppo collegato ai Mazzarella: quello dei Perez-Iodice, che ha base operativa nella zona tra il Duomo e Forcella. Perché quel raid? Probabilmente colpendo nel cuore dei Decumani si intendeva lanciare un inequivocabile segnale contro i rivali di sempre: i Sibillo.

L'incursione nella enclave dove un tempo spadroneggiava Emanuele Sibillo (assassinato nel pieno della faida della paranza dei bambini) doveva centrare un duplice obiettivo: «marcare» il territorio, dimostrando di avere la forza (e il coraggio) di penetrare fino al cuore dei nemici; lanciando - nel contempo - un sinistro avvertimento a tutti i commercianti della zona che si oppongono al pagamento del racket.

Sulla caratura criminale di questa nuova sigla gli inquirenti non hanno dubbi. Si tratta di personaggi «strutturati», di sicuro potenziale pericoloso. Sono armati, si muovono in quello che fu anche il «fortino» dei Buonerba - detti i Capelloni, alleati dei Mazzarella ed attivi nel traffico e spaccio di stupefacenti nei vicoli circostanti via Oronzio Costa.

Ma non è ancora tutto. Perché bisogna risalire a due episodi accaduti soltanto poche ore fa nel cuore del centro storico per capire meglio quali e quante fibrillazioni criminali stiano attraversando la pelle di Napoli.

E allora facciamo un passo indietro, precisamente a quanto successo nella notte tra sabato e domenica scorsi. Due agguati. O, per usare il neologismo ormai corrente, due stese. Nessun raid armato va sottovalutato: ma i due episodi che hanno scosso la notte dell'ultimo fine settimana assumono - se possibile - un rilievo di ulteriore gravità ad un quadro già fosco.

Intorno alla mezzanotte un gruppo di giovani armati sfreccia tra i vicoli a ridosso del Decumano inferiore dirigendosi verso via Santi Filippo e Giacomo; qui uno dei centauri estrae la pistola e fa fuoco tre volte. La sparatoria è un chiaro atto intimidatorio rivolto nei confronti di un giovane ritenuto legato al clan Sibillo. E dunque, se le premesse degli scenari sono quelle appena descritte, i protagonisti del raid dovrebbero essere proprio i nuovi affiliati ai Mazzarella.

Passano soltanto quattro ore - e siamo dunque alla nottata di domenica - e arriva la furiosa replica. Altra banda armata, e la scena questa volta si svolge dinanzi l'uscio del padre di uno degli affiliati al gruppo Perez. Tredici colpi di pistola calibro 9 contro il terraneo nel quale abita, e all'interno del quale si trova agli arresti domiciliari. È la risposta dei Sibillo. Ultimo aggiornamento: 10:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA