Bombe «politiche», molotov
​nell'auto del consigliere Fi

Domenica 30 Dicembre 2018 di Marco Di Caterino
Sant'Antimo e politici sotto assedio della camorra 4.0. Quella formata dalle nuove leve, che prima sparano, magari uccidono, e poi parlano delle loro richiese. Dopo l'attentato dinamitardo del cinque dicembre scorso nei pressi dell'abitazione della consigliera comunale Giusy Ferrero, ieri notte un altro gravissimo episodio intimidatorio. Poco dopo le due e mezza della notte scorsa, al corso Michelangelo di Sant'Antimo, alcuni sconosciuti dopo aver ridotto in frantumi uno dei finestrini, hanno lanciato una o forse due bottiglie molotov nell'abitacolo dell'auto del consigliere comunale Francesco Di Lorenzo, attualmente nella formazione di minoranza con la lista di Forza Italia, mentre nella passata legislatura è stato anche presidente del consiglio comunale.

I DANNI
L'attentato incendiario, oltre a distruggere la Mercedes classe B, completamente carbonizzata, ha anche danneggiato una Citroen e danneggiato il portone d'ingresso dello stabile dove risiede l'esponente di Forza Italia, e dove al piano terra del palazzo c'è il negozio di mobili di Francesco Di Lorenzo. L'inquietante atto intimidatorio ha unito, con i dovuti distinguo, tutto il consiglio comunale, che ha condannato l'episodio ed espresso solidarietà. Il primo a diffondere una nota stampa è stato il sindaco Aurelio Russo che ha scritto: «Non posso che essere preoccupato della escalation di aggressioni contro chi riveste cariche pubbliche. Pur dando atto dell'impegno già profuso, rinnoviamo la fiducia verso l'azione della magistratura e delle forze dell'ordine per liberare finalmente questa città. Sant'Antimo deve rivivere».

LA NOTA
È seguita la nota stampa di Corrado Chiariello, capo gruppo di Forza Italia e di tutta la minoranza che dopo aver definito la camorra una «montagna di merda» ha denunciato che la «mentalità camorristica continua a far danni». Poi nella nota scritta ha esortato tutti a non arrendersi. «La camorra va combattuta senza se e senza in tutte le sue sfaccettature, in tutti i suoi modi di essere e di esprimersi». Poi Corrado Chiariello ha concluso lanciando un appello a quella «Sant'Antimo buona, quella laboriosa, quella che da sempre cerca di costruire una società migliore e che non arretrerà di un millimetro». A dare l'allarme ai carabinieri è Francesco Di Lorenzo, svegliato dalle grida di persone scese in strada. Poche ore dopo è stato ascoltato in caserma ed ha dichiarato di non aver mai ricevuto ne minacce e nemmeno richieste estorsive. Ha però fornito un interessante spunto investigativo. Da tempo insieme a Corrado Chiariello sta conducendo una battaglia in consiglio per l'istituzione della consulta e anagrafe anti camorra. Evidentemente come avviene da queste parti, un territorio infestato prima dei vecchi clan, tutti rottamati con arresti e sequestri di beni, e ora asfissiato dalle nuove, fameliche e spietate nuove leve della camorra 4.0. Qui lontano dai riflettori mediatici di Napoli, va pure bene gridare abbasso la camorra, parole che non toccano i camorristi per i quali le parole sono femmine e i fatti sono i maschi. E allora si muovono come nel caso degli ultimi episodi, se qualcuno fa qualcosa di concreto. Fosse pure una consulta accoppiata all'anagrafe dei camorristi veri o presunti tali, ma motivata dal pensiero concreto che con la camorra non c'è futuro, figurarsi lo sviluppo e il benessere di una città che da mezzo secolo sopravvive ai clan che si sono succeduti. © RIPRODUZIONE RISERVATA