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Bradisismo nei Campi Flegrei: in volo su un aereo per studiare il vulcano

Martedì 19 Aprile 2022 di Maria Pirro
Bradisismo nei Campi Flegrei: in volo su un aereo per studiare il vulcano

In volo sul supervulcano. Sulla terra che si alza, trema, sussulta, sbuffa. Sulla caldera che fa paura, ma quanto appaiono lontani gli 82 mini-terremoti registrati in una sola settimana, dal 4 al 10 aprile, e anche l’ultima scossa, di magnitudo 2.7, la scorsa notte. Qui, a mille metri di altezza, prevale al decollo il timore di cadere. Poi subentra la meraviglia: i Campi Flegrei si stagliano all’orizzonte in tutta la loro potente bellezza. Colpisce la mescolanza di antico e moderno, le case che sembrano sovrapporsi l’una sull’altra, il lago d’Averno tinto di rosso. Il sottofondo è il rombo dei motori interrotto soltanto da qualche parola scambiata in cuffia; mentre la macchina è pronta a registrare quel che non si vede. Viaggiare a bordo dell’aereo speciale serve a capire meglio i fenomeni in atto: «Il Mattino» lo ha fatto con i ricercatori di Benecon, accanto al pilota di un bimotore equipaggiato con un sensore termico ad altissima tecnologia e un altro, il Phaseone, che acquisisce immagini georeferenziate. 

Rimessi in funzione dopo l’emergenza Covid, questi strumenti hi-tech permettono di acquisire immagini scientifiche, da 150 milioni di pixel, e di rilevare minime variazioni di temperatura, fino a 0,05 centigradi. Ma, da subito, il colpo d’occhio è d’effetto. Partito da Capodichino, il velivolo «P2006T» si sporge verso il mare, e sembra di toccarlo a Pozzuoli. Ecco Procida capitale della cultura che scorre lungo la linea azzurrina, Nisida da un’altra prospettiva. Subito dopo, si è sopra la collina di Posillipo, l’ex acciaieria di Bagnoli, l’anfiteatro Flavio stretto tra palazzi, e il gioiellino Tecnam fa rotta su una «macchia bianca». È la Solfatara segnata nel piano di volo da Dario Martimucci, il cartografo del gruppo. Maria Laura Casbarra, giovanissima architetta, è invece l'operatrice chiamata ad azionare il sensore «Tabi-1800 Tsr» tramite un tablet gigante e una enorme scatola posizionata vicino al finestrino, come fosse un altro passeggero. Tre le «strisciate» effettuate durante il sopralluogo di lunedì 11 aprile, al tramonto; sette in quello di venerdì 15 aprile, all'alba; ognuna lungo 20 chilometri per una larghezza di 800 metri e con risoluzione di 40 centimetri dal suolo.

La fase successiva, cui partecipano i dottori di ricerca Rosaria Parente e Alessandro Ciambrone coordinati dal professore ordinario della Federico II Daniele Riccio, consiste nell'analisi delle informazioni raccolte. «Oltre a elaborarle con sistemi di intelligenza artificiale, Benecon, lo spin-off di cinque atenei campani - dice il suo presidente Carmine Gambardella - mette le tabelle a disposizione di chiunque voglia consultarle e, innanzitutto, vuole collaborare con l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia che provvede già a eseguire queste indagini e può confrontare e integrare i dati».

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Francesca Bianco, direttrice dell’Osservatorio vesuviano, precisa che sensori permanenti, di diverso tipo, sono già utilizzati nel monitoraggio costante, in tempo reale, cui si aggiunge un monitoraggio eseguito una volta al mese utilizzando i droni. Altre immagini sono captate dai satelliti. All’esame parametri sismici, geochimici, termici e geodetici, legati cioè alla deformazione e all’innalzamento del suolo. «Di 93 e mezzo centimetri negli ultimi 16 anni al Rione Terra», riassume Bianco, che afferma: «Tutti gli studi al riguardo sono benvenuti», e in attesa di avere il materiale chiarisce con rigore qual è la situazione, i risultati dei propri strumenti di valutazione. Un’eruzione non appare prossima, ma resta impossibile prevedere i terremoti. 

L’allerta nei Campi Flegrei è di colore giallo, poiché si notano alcune variazioni nello stato delle attività. «Occorre attenzione, però l’allarmismo non è giustificato», puntualizza l’esperta. Verificare la sicurezza degli edifici (una ricerca è già finanziata dalla Protezione civile, guidata in Campania da Italo Giulivo, e affidata al centro Lupt-Plinius della Federico II) è importante per ridurre il rischio di danni, considerati i cambiamenti in corso, e che una scossa ha raggiunto 3,6 di magnitudo tra le 339 registrate a marzo 2022, di cui 279 (circa l’82 per cento del totale) comunque minori a uno di magnitudo. C’è un livello di vulnerabilità del territorio che non si può sottacere: è un dato di fatto. Di qui le campagne di comunicazione come «Io non rischio», perché è fondamentale che i cittadini sappiano cosa fare e conoscano il piano per un’eventuale emergenza: il Comune di Pozzuoli è al lavoro, così gli altri enti coinvolti, e lezioni nelle scuole sono realizzate dall’Osservatorio vesuviano. 

Ultimo aggiornamento: 20 Aprile, 18:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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