Primo blitz in 35 anni nelle palazzine
dei clan nel Napoletano

Domenica 14 Febbraio 2021 di Marco Di Caterino
Primo blitz in 35 anni nelle palazzine dei clan nel Napoletano

Case popolari occupate abusivamente da oltre 35 anni da boss e affiliati che non hanno mai pagato un centesimo di pigione, evadendo così circa 250mila euro. E poi strutture abitative modificate, spazi comuni sui quali sono stati realizzati piccoli appartamenti e con le abitazioni dei capo clan blindate da cancelli d'acciaio. Ma non solo questo.


Qui è stato registrato il più alto numero di furti di energia elettrica e morosità per la fornitura dell'acqua e per le tasse sui rifiuti. Uno scandalo alla luce del sole, quello del rione 167 di via Colombo ad Arzano, dove nel corso dell'ultimo trentennio è nato e si è ben presto consolidato un clan denominato dalla Dda proprio «167».


«IL NOME»
Un nome che a differenza delle altre cosche che si chiamano come il boss che ne è a capo, come i casalesi e i corleonesi, segna l'appartenenza corale di un intero quartiere al malaffare come stile di vita. Uno doppio scandalo, perché è impensabile che per oltre trent'anni nessuno, dall'ex Iacp alla nuova Agenzia Campania Edilizia Residenziale, al Comune di Arzano (sciolto per ben cinque volte negli ultimi venti anni) alle stese forze dell'ordine, si sia accorto di questa macroscopica illegalità che ha finito per trasformare queste case popolari in un impenetrabile fortino della camorra. Che tra l'altro è un ghiotto serbatoio elettorale perché esprime più di duemila voti, che sono oro colato per chi tenta l'avventura politica. Ebbene, a far scoppiare adesso questo bubbone, sono bastate un paio di settimane di normali controlli degli agenti della polizia municipale, diretta dal Dda Biagio Chiariello, che hanno passato al setaccio scala per scala tutti gli appartamenti, effettuando dapprima un censimento degli occupanti, per poi confrontarli con l'elenco ufficiale dei veri assegnatari. Il controllo ha interessato anche la regolarità dello stato degli spazi comuni, quasi tutti utilizzati a proprio comodo dagli occupanti abusivi, uno dei quali aveva addirittura realizzato un appartamento di circa ottanta metri quadrati, dove ci doveva essere un colonnato. Al termine del controllo, i vigili urbani hanno denunciato alla Procura di Napoli Nord e alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, una trentina di persone, per occupazione abusiva di abitazioni, abusi edilizi e furto di energia elettrica. Nella lunga lista dei denunciati, occupano i primi posti Raffaele Monfregolo (occupazione abusiva) e Pietro Cristiano (occupazione abusiva e abuso edilizio) i due capi del clan, poi diventati acerrimi nemici anche per vicende personali.


LE ACCUSE
Con loro sono stati denunciati Anna, Giuseppe e Francesco Monfregolo, rispettivamente sorella, fratello e padre del boss. Sulla sponda opposta ai Monfregolo, la scure delle denunce si è abbattuta su Pietro Cristiano e su suo figlio Pasquale, e su altri suoi familiari, tra questi Salvatore Petrillo, nipote della moglie del boss Cristiano, che si era fatto costruire un appartamento lussuosamente arredato, nello spazio condominiale, fra i portici di uno degli isolati. E nemmeno il terrazzo comune a più scale, era sfuggito agli abusi. Così come hanno accertato i vigili urbani, Pietro Cristiano aveva fatto installare due cancelli di acciaio, uno dei quali dotato di una sola serratura posizionata sul terrazzo, con un duplice scopo. Impedire sortite ai Monfregolo e avere una via di fuga.

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