Camorra, il boss Marandino colpito
a 83 anni da un malore in carcere

Mercoledì 24 Febbraio 2021
Camorra, il boss Marandino colpito a 83 anni da un malore in carcere

In carcere a 83 anni, colto da malore sabato scorso e tornato dietro le sbarre dopo una notte in osservazione in ospedale, versa «in precarie condizioni di salute». Samuele Ciambriello, garante dei detenuti della Campania, fa sapere che sta seguendo la vicenda sanitaria di Giovanni Marandino, 83enne già condannato definitivamente per associazione a delinquere di stampo mafioso essendo stato riconosciuto affiliato alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.

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Marandino è stato arrestato lo scorso 3 febbraio per usura ed esercizio abusivo di attività finanziaria in esecuzione di un'ordinanza del gip di Salerno, nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Salerno dalla quale è emerso che, pur essendo sottoposto all'obbligo di dimora nel comune di Capaccio Paestum, Marandino gestiva il giro di prestiti usurai dalla sua abitazione, definita «un vero e proprio centro logistico di finanziamento». Marandino, ristretto nel carcere napoletano di Poggioreale, è stato colto da un malore lo scorso sabato ed è stato trasportato all'ospedale Vecchio Pellegrini, dove è rimasto in osservazione per tutta la notte, e domenica ha fatto ritorno in carcere. «Sono in contatto quotidiano con la Direzione sanitaria del carcere di Poggioreale - spiega Ciambriello - che mi aggiorna sui trattamenti sanitari in corso. Credo che il diritto alla salute e alla vita debba godere di adeguata tutela anche rispetto alle esigenze di giustizia e di accertamento da parte dell'autorità giudiziaria. Pur nel rispetto del sistema cautelare in caso di gravi reati, ritengo che ciò debba essere attuato attraverso la gradazione della misura con l'applicazione di una restrizione più adeguata allorquando la persona coinvolta si trovi in condizioni psico fisiche precarie, come nel caso del signor Marandino».

Ciambriello aggiunge: «La tutela della salute è un valore costituzionale supremo di ogni cittadino, libero o diversamente libero. Lo voglio dire anche a tanti pennivendoli e giornalisti televisivi giustizialisti e a quanti, anche tra i politici, disconoscono gli articoli della Costituzione sul tema Carcere e salute. Nello svolgimento della mia funzione, nei continui colloqui che ho con i detenuti e con gli uffici giudiziari, mi occupo personalmente di centinaia di casi analoghi». Sul caso è intervenuto anche il garante napoletano dei detenuti Pietro Ioia, che ha lanciato un appello al neo ministro della Giustizia Marta Cartabia. 

Ultimo aggiornamento: 16:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA