Arresti a Castellammare di Stabia: tra racket e pestaggi anche una bimba pusher

Martedì 26 Ottobre 2021 di Dario Sautto
Arresti a Castellammare di Stabia: tra racket e pestaggi anche una bimba pusher

Estorsioni a tappeto per strappare territorio al clan Cesarano, prima di rientrare tra le sue fila. Picchiatori-esattori del pizzo che diventano boss grazie ai violenti pestaggi ai danni di chi non pagava. E ancora, due piazze di spaccio – una a domicilio, un’altra con base nel rione Ponte Persica – in gran parte gestite dalle donne mentre i mariti, dal carcere, riuscivano a telefonare grazie a cellulari clandestini. Con una mamma pusher che porta con sé la figlia di appena otto anni durante le consegne di cocaina. Cinque persone sono finite in carcere, altre sei ai domiciliari, mentre ulteriori cinque indagati dovranno vivere lontani dal territorio della Campania: sono i destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del tribunale di Napoli su richiesta del pm Giuseppe Cimmarotta e della Direzione distrettuale Antimafia, a chiusura di tre anni di indagini condotte dai carabinieri del Norm della compagnia di Castellammare di Stabia, agli ordini del capitano Carlo Venturini. Estorsione aggravata dal metodo mafioso, lesioni personali aggravate dal metodo mafioso e detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti sono i reati contestati a vario titolo ai sedici indagati dell’inchiesta «Vichinghi». Dal 2018, a capo del nuovo gruppo della palazzine del rione Cmi, nella periferia nord di Castellammare, c’erano Antonio Maragas, 53 anni, detto «’o paciano», insieme al figlio Giuseppe e, dopo la sua scarcerazione a inizio 2019, Giovanni Lambiase Grimaldi, 55enne pluripregiudicato, da sempre fedelissimo «picchiatore» del clan Cesarano conosciuto con i soprannomi «’o macchion», «macchia ‘e vin» e «’o vichingo». Tutti e tre sono finiti in carcere. Nel 2019, Maragas senior e Lambiase Grimaldi furono arrestati in flagranza dopo aver incassato il pizzo da un imprenditore edile: il primo volle bere l’ultimo caffè mentre i carabinieri perquisivano il secondo che custodiva i soldi.

Chi sceglieva di pagare, consegnava il pizzo in un bar. Chi decideva di non pagare, subiva minacce e violenti pestaggi. In cella è finito anche Carmine Varriale, 51enne conosciuto come «’o lion». Lui è accusato di aver minacciato due imprenditori che, a Natale 2018, non avevano pagato il pizzo. «Siamo quelli di Ponte Persica, ci avete promesso un regalo e non è arrivato più» è il messaggio alle vittime. I carabinieri hanno accompagnato in carcere anche una donna: si tratta di Virginia Lanzieri, 42 anni, moglie del pusher di Torre Annunziata Benito Nasto, ritenuta dall’Antimafia tra i responsabili dell’estorsione e poi del pestaggio ai danni di Claudio Pecoraro, factotum di Luigi Di Martino «’o profeta», ex reggente del clan Cesarano, nel frattempo entrambi arrestati.

La stessa Lanzieri era a capo di una piazza di spaccio in zona: «Vendo la droga per mantenere mio marito in carcere». Sempre lei, hanno ricostruito gli investigatori, è la protagonista di un pestaggio all’esterno del carcere in attesa di parlare col marito: avrebbe picchiato la moglie e la mamma di Luigi Cascone, lui detenuto perché condannato per aver sfregiato uno chef per uno sguardo di troppo. L’episodio viene ricostruito nei minimi dettagli grazie alle intercettazioni telefoniche: dal carcere, il marito Nasto recupera un cellulare con il quale chiama due volte la moglie per dire che era stato «costretto» a picchiare l’altro detenuto Cascone per quella lite tra le donne. Ai domiciliari per fatti di droga sono finiti anche la 67enne Adelina Donnarumma, già coinvolta in altre inchieste, Giovanni di Dio Moragas, 56 anni, i pusher Giuseppe Scarico (41) e Vittorio Massa (30), nonché Ferdinando Imparato, 29 anni, figlio del defunto Nicola (ucciso in un agguato di camorra poco prima della sua nascita) e nipote del boss Salvatore «’o paglialone», capo della piazza di spaccio del rione Savorito. Ferdinando Imparato è già ai domiciliari, dopo la condanna anche in appello per aver dato il via al violento pestaggio ai danni del carabiniere avvenuto in villa comunale il 31 luglio 2020. 

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Nel corso delle indagini, è emerso che una bambina di otto anni accompagnava la mamma a spacciare e ne era consapevole. «Mamma, andiamo da quello scemo?» e poi la donna che consegna i soldi appena incassati: «Mi ha pagato, mettili da parte per papà» le dice la mamma. Storia di ordinario sfruttamento di minori, costretti ad assecondare i genitori durante attività illegali, come se spacciare sia la normalità per una bimba di appena otto anni, costretta a tenere anche la cassa per conto della mamma. Arresti a casa anche per Antonio Napodano, 68 anni, accusato di tentata estorsione: si era rivolto ai Maragas per recuperare un credito, la liquidazione che gli doveva un imprenditore di Gragnano, che però aveva denunciato. Altre vittime di estorsione hanno denunciato nel corso delle indagini, altre hanno preferito mentire o sminuire le vicende: tra questi ci sono un noto commercialista stabiese, ma anche diversi commercianti e altri imprenditori. Obbligo di dimora fuori dalla Campania per Carlo Cormun (31 anni), Anna Vittozzi (49), Valeria Lanzieri (36), Catello Solimene (24) e per Giuseppina Polito, 46 anni, ex ausiliaria del traffico, licenziata pochi giorni fa dal Comune di Castellammare.

Ultimo aggiornamento: 27 Ottobre, 19:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA