Camorra, il boss Giuliano (killer di Annalisa) pentito: «Forcella, ecco tutti i nomi di estorsori e affiliati»

Venerdì 17 Settembre 2021 di Giuseppe Crimaldi
Camorra, il boss Giuliano (killer di Annalisa) pentito: «Forcella, ecco tutti i nomi di estorsori e affiliati»

Ha cominciato a svelare le trame della nuova camorra di Forcella partendo dal racket che viene imposto agli immigrati costretti a vivere in appartamentini fatiscenti e miserabili posti sotto sequestro e messi all’asta giudiziaria. Parla Salvatore Giuliano, nipote di Luigi detto Lovegino o anche ‘O Re, e sono in molti a tremare. Salvatore è il giovane che nel 2004, durante un conflitto a fuoco, uccise la 14enne Annalisa Durante.

Diciassette anni dopo ‘o Russ ha deciso di collaborare con i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Da giugno sta vuotando il sacco, ricostruendo le gerarchie e le dinamiche criminali del centro storico cittadino, facendo nomi e cognomi di quelli che fino a soltanto tre mesi fa erano i suoi fedelissimi e complici. 

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«A Forcella comandavo io, e per questo volli capire come funzionava la questione degli immobili di vico Pace», si legge in un verbale, il primo depositato dalla Procura durante un’udienza davanti al gip da quando il 36enne si è pentito.

Il caso si inquadra nella vicenda delle estorsioni imposte sugli alloggi dal clan agli stranieri, costretti a vivere in condizioni terribili nei “bassi” e nelle case-dormitorio un tempo appartenute agli affiliati dei Giuliano. «L’appartamento sequestrato era forse di qualche mio parente, ma rimanemmo esterrefatti (per la presenza di occupanti stranieri, nonostante si trattasse diun bene messo all’asta, ndr) e dopo un paio di giorni decisi di tornare a vedere. Parlando con gli occupanti appresi che da circa 15 anni un albanese di nome Boris percepiva il pagamento di somme da parte di abitanti che, di fatto, occupavano l’immobile sequestrato. Il giorno in cui venni arrestato (il 15 maggio scorso, ndr) insieme ai miei cugini incontrai Boris e lo cacciammo dandogli uno schiaffo perché non era giusto che lui percepisse quei soldi».

«Io dissi agli stranieri che se avessi acquistato all’asta quell’appartamento si sarebbero dovuti mettere d’accordo con me per il pagamento del fitto... Vidi che c’erano tante persone straniere e mi resi conto che l’immobile era disastrato perché c’erano solo stanzette spoglie e materassi per terra, la qual cosa mi fece desistere dall’idea di acquistarlo. Pensai, piuttosto, di poter ricavare qualcosa di più redditizio prendendomi i soldi delle pigioni che ancora pagavano tutti quegli stranieri. Ne parlai così con i miei cugini Alessio Vicorito, Cedola Giuliano e Cristian Giuliano, i quali si mostrarono entusiasti perché ciò avrebbe significato guadagnare tanti soldi».

Salvatore Giuliano ribadisce: «Non era possibile che tutte quelle persone pagassero ad altri piuttosto che a noi, che “comandiamo” Forcella. Qualcuno pagava 150 euro, altri 200. Così decidemmo di andarli a minacciare...».

Nell’ambito di questa stessa vicenda, per la quale venne arrestato a maggio, Salvatore Giuliano scagiona anche il 31enne Gennaro Imparato, finito anch’egli in manette ma che - a suo dire - non aveva partecipato alla estorsione: «I soldi li ha materialmente presi Vicorito. Io ero in giro per cercare le altre persone che dovevano pagare. Imparato si era allontanato dal nostro gruppo, lo vedevamo ogni tanto: sapevamo che era andato all’estero a svolgere attività illecite legate agli orologi, in Spagna. A volte ci incontravamo in un biliardo vicino al bar Ciccione, del padre di “Genny la Carogna”». In virtù di queste dichiarazioni il giudice per le indagini preliminari Giovanni De Angelis ha deciso la scarcerazione di Imparato (assistito dall’avvocato Carla Maruzzelli).
Il quadro delineato dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia confermano in ogni caso i risultati di un’indagine condotta dalla Squadra mobile di Napoli guidata da Alfredo Fabbrocini. Un’indagine importante che conferma come una camorra sempre più arcigna e asfissiante impone la sua legge del “pizzo” porta a porta. Senza guardare in faccia a nessuno: nemmeno agli extracomunitari.

 

Ultimo aggiornamento: 18 Settembre, 18:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA