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«Area Pip di Marano, alle riunioni
​clan di camorra accanto al Comune»

Lunedì 14 Marzo 2022 di Ferdinando Bocchetti
«Area Pip di Marano, alle riunioni clan di camorra accanto al Comune»

È un verbale dei carabinieri del Ros a innescare nuove polemiche in città. In un documento (inedito) di 20 pagine, acquisito dalla prima sezione penale del tribunale Napoli nord, dove è tuttora in corso un procedimento giudiziario a carico dell'ex sindaco Mauro Bertini, dei fratelli Aniello e Raffaele Cesaro e del palazzinaro Angelo Simeoli, si fa riferimento a un incontro tra l'allora comandante Salvatore Sferlazza e l'ex primo cittadino, richiesto da Bertini e avvenuto nel febbraio del 2016 a casa del politico, alla guida della città per 13 anni. È il periodo in cui i carabinieri del Ros, coordinati dal magistrato Maria Di Mauro, avviarono le prime indagini sull'area industriale di Marano (Pip), culminate con la condanna di un tecnico e un noto esponente politico di Marano, Antonio Di Guida, e le assoluzioni (dall'accusa di concorso esterno con il clan Polverino) per i fratelli Cesaro. Aniello ha però rimediato una condanna per falso ideologico aggravato dalla finalità mafiosa.

Processo Pip Marano, i Cesaro assolti dal concorso esterno; Aniello condannato a 6 anni per altri reati

Durante l'incontro tra Bertini e il capo dei Ros, l'ex sindaco - che era già stato ascoltato in precedenza dai militari dell'Arma - segnala alcuni fatti e riferisce su alcuni personaggi del territorio. L'ex sindaco chiama in causa un suo ex assessore, Biagio Sgariglia, che aveva partecipato a una riunione nella frazione periferica della città, a due passi da quella che sarebbe stata l'area Pip, assieme al palazzinaro Simeoli, ritenuto contiguo al clan Polverino. Una riunione per discutere con coloni e contadini della questione espropri dei terreni. «Io volevo tornare sulla vicenda della riunione - riferisce Bertini - Sono tornato a casa e mia moglie, che era venuta con me, mi ha ricordato che a quella riunione c'era anche un assessore. Non c'era quindi solo Angelo Simeoli. Si chiama Biagio Sgariglia». Nei successivi passaggi dell'interlocuzione con Sferlazza, Bertini chiarisce «che Sgariglia non è un camorrista, ma è la perfetta cerniera di congiunzione tra la sua amministrazione e quella guidata da Salvatore Perrotta (sindaco che subentrò a Bertini nel 2006, ndr)». E ancora: «Quando sono andato a questa riunione, perché chiamato dai contadini, io ho trovato l'assessore accanto ad Angelo Simeoli. Cioè a questo punto c'è un legame istituzionale. Il mio disagio fu grande e a un certo punto mi alzai e me andai». Poi Bertini aggiunge: «È evidente che l'assessore e Angelo Simeoli significano l'amministrazione e la camorra».

L'ex sindaco riferisce anche su Salvatore Perrotta, sindaco fino al 2011, e sull'ex dirigente comunale Armando Santelia: «Per quanto l'avessi chiamato io al Comune, perché aveva lavorato in precedenza con la mia azienda, Santelia era completamente asservito...ai rapporti con quella gente». Poi le parole sul tecnico Oliviero Giannella (condannato nel processo Pip): «Preparatissimo sul piano tecnico, ma è l'uomo dei Polverino, che tiene e che ha sempre tenuto i legami». Infine su Perrotta: «È diventato sindaco perché lo hanno voluto loro, su questo non ci sono ombre di dubbi a Marano».
La reazione dell'ex assessore Sgariglia non tarda ad arrivare: «Solo un uomo mentalmente all'angolo può ipotizzare tali bugie e illazioni. I fantomatici collegamenti con la camorra mi ripugnano come uomo e come amico che ha sempre difeso e rispettato Bertini». Perrotta, invece, fa sapere di essere estraneo ad ogni «accusa e farneticazione di Bertini» e di «essere pronto a querelarlo per l'ennesima volta».

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