Camorra, Miano e le ceneri dei Capitoni: l’eredità dei Lo Russo scatena nuovi clan

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di Giuseppe Crimaldi

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In principio furono i Lo Russo. Padroni assoluti e incontrastati di un vasto territorio, quello che da Miano-Capodimonte si espande fin giù al Rione Sanità. Una cosca spietata e versatile: al punto da meritarsi quel soprannome che negli ambienti della malavita lunga la diceva su una potenza organizzativa capace di esprimersi facendo e disfacendo alleanze. Li chiamavano «i Capitoni» per l’abile capacità di sfuggire non solo alle inchieste giudiziarie che pure riuscivano a smantellare tanti altri clan; ma anche - e soprattutto - per la consolidata capacità di fare il doppio gioco negli accordi legati ai traffici illeciti.

Questa premessa è d’obbligo per capire e inquadrare ciò che oggi sta accadendo nei quartieri della periferia settentrionale del capoluogo campano. Territori di nuove faide e di terrore. Il vero punto di rottura che oggi produce sangue e morte a Miano, in quella che fu la stessa impenetrabile roccaforte dei Lo Russo, è segnata da tre date. Le stesse che segnarono il pentimento - e con esso l’avvio di una collaborazione con la giustizia - dei boss dei «Capitoni»: i fratelli Salvatore, Mario e infine Carlo. Fine di una epopea di camorra. E sipario su un sodalizio criminale capace di fatturare milioni di euro ogni anno grazie al subappalto dei traffici di droga, delle estorsioni e addirittura del franchising di killer agguerriti e specializzati a essere venduti al migliore offerente, di volta in volta, in qualcosa come venti metri quadrati del centro di Napoli.
 

Nuovi scenari
Tutto nasce da qui, da questo point break che ha scompaginato non solo gli equilibri di Chiaiano, Miano-Capodimonte-Sanità, ma anche gli scenari di mezza città. L’ambizione, fuoco vivo che continua ad alimentare le mire delle seconde e terze linee di un gruppo ormai in rotta, ha fatto il resto. Ed ecco così spuntare - dalle ceneri di una camorra nera - un nuovo gruppo: quello che fa capo ai Nappello. Da gregari dei Lo Russo a nuovi padroni di Miano e dintorni. 

L’emergente
Si chiama Valerio Nappello. Da tempo nel mirino di polizia e carabinieri, che lo tenevano sotto stretta sorveglianza investigativa, il giovane ex braccio destro dei Lo Russo avrebbe fatto la prima mossa. Pronto a vendicare la morte di suo padre, Carlo, detto ’o Pavone - assassinato sempre a Miano il 27 maggio del 2017 - si sarebbe dato da fare per riunire intorno a sé un agguerrito gruppo di fuoco e una «paranza» di fuoriusciti senza più riferimento dal gruppo dei «Capitoni». Avrebbe così pianificato una strategia tesa ad affermarsi come il nuovo boss della zona.
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Giovedì 8 Febbraio 2018, 00:01 - Ultimo aggiornamento: 08-02-2018 16:53
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