Colpo grosso dei clan di camorra: «Rubarono il petrolio da una nave nel porto di Napoli»

Sabato 4 Dicembre 2021 di Luigi Sabino
Colpo grosso dei clan di camorra: «Rubarono il petrolio da una nave nel porto di Napoli»

Rubare il carico di una petroliera per entrare nel business della vendita illegale di carburante. Non è la trama di un romanzo ma un episodio realmente accaduto e che ha per protagonisti esponenti apicali delle cosche Silenzio e Formicola di San Giovanni a Teduccio, all’epoca ancora unite da una solida alleanza. A ricostruire l’accaduto, dinanzi agli increduli inquirenti, è stato Antonio Costabile, ex narcos al servizio dei clan della periferia orientale e, da qualche mese, tra i loro principali accusatori. Tra le sue dichiarazioni, che hanno messo all’angolo i boss del cosiddetto ‘Bronx’, c’è anche il racconto del clamoroso furto avvenuto nel porto di Napoli. 

«È successo circa quattro anni fa - ha riferito - si presentarono con carte false il giorno prima dello scarico e si presero la benzina. Da allora si sono arricchiti». Costabile non è stato in grado di riferire i dettagli del “colpo” ma ne ha indicato gli autori. «Si presentarono Assunta Formicola che all’epoca era fidanzata con Raffaele De Falco, che tratta anche lui gasolio, Formicola Pasquale, con il cognato Carmine De Palma, Giuseppe Savino, per conto di Francesco Silenzio, Marigliano Antonio e Giuseppe Milo... presero il gasolio e lo rivendettero a prezzi bassissimi».

I guadagni furono enormi per tutti i partecipanti al punto che Marigliano e Milo, ha riferito il collaboratore, decisero di investire le loro quote in un supermercato di Milano. Diversa, invece, la destinazione dei soldi incassati dalla Formicola. Secondo Costabile, infatti, la figlia del boss Bernardino li utilizzò per comprare alcune pompe di benzina e, soprattutto, per entrare nel giro del traffico illecito di idrocarburi. Una circostanza, questa, confermata anche da alcune indagini risalenti alla primavera scorsa quando, nel corso di un’operazione interforze, fu portata alla luce l’esistenza di un sofisticato sistema di commercializzazione illegale di carburante e di riciclaggio che vedeva coinvolti esponenti della camorra e della ‘ndrangheta. 

Un’indagine complessa che, per quanto riguarda il ramo napoletano, ruota intorno alla figura di Alberto Coppola, sedicente imprenditore del settore petroli. A capo di un gruppo di “cartiere” ossia società fasulle incaricate di produrre solo documenti per aggirare le imposte sui carburanti, Coppola, in realtà, sarebbe stato, secondo gli investigatori, un collettore di denaro versatogli da alcune organizzazioni camorristiche tra cui i Moccia di Afragola e i Casalesi. I soldi dei clan, quindi, sarebbero finiti nelle mani di Anna Bottazzi, titolare di una società petrolifera, inizialmente, in crisi ma che, poi, con le iniezioni di denaro da parte dei boss, è riuscita a risollevarsi fino a diventare azienda leader del settore. Un passaggio, questo, importante perché anche se non formalmente indagata, Assunta Formicola, da alcune intercettazioni raccolte, risulta essere in stretti rapporti proprio con Coppola al quale, in almeno un’occasione, avrebbe versato decine di migliaia di euro. Il denaro, una volta moltiplicato e “ripulito” sarebbe, quindi tornato ai boss. Per avere un’idea del fiume di denaro che confluiva nelle casse dei padrini del “Bronx” basta leggere le dichiarazioni di Costabile. «Le quote sulle attività del gasolio erano distribuite tra Formicola Gaetano che prendeva cinquantamila euro al mese da Savino, Antonio Formicola alias ‘o chiattone prendeva trentamila euro al mese».

Il collaboratore, inoltre, ha riferito che una fetta della cospicua torta spettava anche a Maria Domizio e a sua figlia Assunta Formicola, quest’ultima figlia del boss Ciro e, soprattutto, ex moglie di Francesco Silenzio. «Dividevano il guadagno con Savino Giuseppe, dopo che quest’ultimo aveva estromesso Silenzio Francesco». Proprio l’estromissione del boss, insieme al presunto tradimento della Formicola con Savino, sarebbe stata, per gli investigatori, una delle cause scatenanti della violenta frattura tra i Formicola e i Silenzio, frattura culminata con l’omicidio di Annamaria Palmieri, ammazzata nel 2018 per ordine proprio di Francesco Silenzio. Anche i Silenzio, ha spiegato Costabile, volevano entrare nell’affare degli idrocarburi così come gli ex alleati e, per questo motivo, uno degli affiliati fu mandato a Roma nel tentativo di prendere contatto, verosimilmente, con gli stessi colletti bianchi che utilizzavano i Formicola e gli altri clan. Tentativo, però, andato a vuoto inasprendo i rapporti, già tesi, tra le due anime del “Bronx”.

 

Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre, 18:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA