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Pizzo, l’ultimo ricatto a Napoli: i figli delle vittime in ostaggio dei boss

Giovedì 4 Agosto 2022 di Leandro Del Gaudio
Pizzo, l’ultimo ricatto a Napoli: i figli delle vittime in ostaggio dei boss

È l’ultima frontiera della camorra, vedi alla voce estorsione: i nuovi boss minacciano di prendere in ostaggio i figli dei commercianti che non hanno ancora versato la rata del pizzo. Accade a Miano, zona in questi giorni attraversata dall’avvento di un nuovo cartello criminale che, nel solco del clan Lo Russo, ha ripreso a chiedere tangenti porta a porta. Puntano al commercio al minuto, al negozio di alimentari e all’artigiano, ma anche e soprattutto ad imporre le forniture di generi di prima necessità.

Ricordate il racket sul pane? Siamo allo scorso luglio, quando finiscono in cella sei soggetti ritenuti esponenti di un clan attivo a Miano. Ed è proprio dalle pieghe di questa indagine che emergono particolari degni di approfondimento: le minacce estorsive sono andate avanti anche dopo il blitz firmato dalla Mobile e dai carabinieri; e c’è una donna che ha denunciato il nuovo metodo usato dalla camorra per zittire sul nascere denunce o cordate antiracket da parte dei commercianti. In cosa consiste il metodo usato? 

«Mi hanno detto che se mio marito non si fosse messo apposto avrebbero fatto sparire nostro figlio, così poi avrebbero costretto mio marito a uscire allo scoperto...». Inchiesta condotta dal pool anticamorra della procuratrice Rosa Volpe, al lavoro il pm Maria Sepe, le denunce sono allegate agli atti del decreto di fermo dello scorso luglio, che è stato convalidato dal gip, proprio a proposito del metodo camorristico. Riflettori puntati su Salvatore Di Vaio e di Giovanni Perfetto, entrambi accusati di estorsione aggravata dalla finalità camorristica. Passa la linea dell’accusa, restano pesanti ombre su un intero mondo commerciale alle porte di Napoli. Siamo tra Miano e Capodimonte, ex feudo dei Lo Russo, dove un gruppo di soggetti ha costruito una sorta di pax mafiosa, a colpi di bombe, stese e omicidi. C’è la convinzione secondo la quale, dietro una serie di raid e attentati consumati due anni fa - eravamo in pieno lockdown - c’era una precisa strategia di controllo del territorio. Via i vecchi (quelli di quaranta o cinquanta anni), ecco le nuove leve. Che non hanno avuto esitazioni ad imporre il racket porta a porta. E a insistere con la propria logica criminale, anche all’indomani dei sei fermi convalidati dal gip la scorsa settimana. Ed è in questo scenario che alimenta non poca inquietudine la denuncoa di una donna, che da anni gestisce catene commerciali accanto al marito. Settore alimentari, forniture di pane nei negozi dell’area collinare nel mirino dei nuovi camorristi. 

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In sintesi, c’è stata una sorta di escalation: in un primo momento, il titolare dei negozi (che è il marito della donna che ha sporto denuncia) è riuscito a sottrarsi alla morsa del racket. In che modo? Si è allontanato dal quartiere, lasciando intendere di avere impegni di lavoro in altre città d’Italia. Una strategia che ha incattivito ulteriormente gli estorsori, alla luce di quanto viene denunciato dalla moglie dell’imprenditore: «Mi hanno detto che se mio marito non fosse ricomparso sul territorio, se non si fosse messo apposto con loro, avrebbero preso con loro nostro figlio. E poi hanno aggiunto con tanto di ghigno: “Così vediamo se tuo marito non ci viene a portare i soldi...”, imponendoci ovviamente il silenzio con le forze dell’ordine». E anche su questo punto il clan avrebbe imposto una sorta di strategia, di fronte al rischio che la notizia di un imprenditore assente dal territorio di Miano potesse insospettire le forze dell’ordine: «Se vi vengono a chiedere perché non c’è tuo marito, dici che sta in giro per affari e che ritornerà presto...», è il consiglio degli estorsori che non esitano a prendere in ostaggio i figli delle vittime: come pegno per il pizzo da imporre al negozio sotto casa. 

Ultimo aggiornamento: 5 Agosto, 08:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA