Camorra a Napoli, kalashnikov e bombe nascosti tra la frutta: «È l'arsenale del clan»

Sabato 8 Maggio 2021 di Luigi Sabino
Camorra a Napoli, kalashnikov e bombe nascosti tra la frutta: «È l'arsenale del clan»

Sei kalashnikov, cinque pistole mitragliatrici, dieci tra semiautomatiche e revolver, un ordigno rudimentale, due giubbotti antiproiettile, decine di munizioni e circa tredici chili tra hashish e marijuana. È questo il bilancio del sequestro eseguito all'interno di un negozio di ortofrutta di via Miseno, nel quartiere Bagnoli, ad opera dei carabinieri della locale compagnia e dei colleghi del Nucleo Investigativo di Napoli. Due le persone finite in manette con l'accusa di illecita detenzione di armi e droga, il 41enne Salvatore Vivenzio e un suo familiare, Antonio Esposito, 74 anni, entrambi presenti al momento dell'irruzione. 

Secondo gli investigatori dell'Arma i due, che da accertamenti sono risultati incensurati, sarebbero stati i custodi della santabarbara per conto di qualche organizzazione criminale che opera nella periferia occidentale, teatro, nelle ultime settimane, di numerosi episodi di violenza. La localizzazione del negozio di Vivenzio come possibile nascondiglio dell'arsenale è frutto di un'indagine lampo condotta grazie alle informazioni raccolte nel corso dell'intensa attività di controllo del territorio predisposta dal Comando provinciale di Napoli per mettere un freno all'escalation criminale. Un'attività che potrebbe portare a nuovi, importantissimi sviluppi nei prossimi giorni quando saranno resi noti gli esiti degli esami balistici sulle armi cadute in sequestro. 

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Non si esclude, infatti, che alcune di queste possano essere state utilizzate nei recenti fatti di sangue che hanno minato gli equilibri criminali della periferia ovest a cominciare dall'omicidio di Antonio Volpe, ucciso il 15 marzo scorso in via Leopardi. Un delitto che, secondo gli investigatori, ha segnato la definitiva rottura degli assetti malavitosi. Volpe, imparentato con esponenti di spicco della storica famiglia camorristica dei Bianco-Baratto, era considerato, anche per il suo spessore criminale, una sorta di grande vecchio della camorra, un paciere in grado di garantire il rispetto degli accordi tra i clan e, soprattutto, di evitare inutili spargimenti di sangue. La sua violenta uscita di scena, quindi, è stata interpretata dalle forze dell'ordine come un chiaro segnale che, ora, non ci sarebbe più spazio per la diplomazia ma solo per le armi. Un'ipotesi rafforzata anche da quanto accaduto qualche giorno dopo in via Costantino, dove alcuni ignoti hanno esploso colpi di pistola contro l'abitazione di un altro pezzo da novanta della criminalità flegrea, Vitale Troncone, tornato da poco in circolazione dopo aver scontato una condanna per estorsione aggravata. Un raid che, questa la teoria, sarebbe la risposta alla morte di Volpe di cui Troncone è sospettato di essere il mandante. Il motivo dello scontro tra i due sarebbe legato a un altro omicidio, quello di Gaetano Mercurio, luogotenente di Troncone, caduto in un agguato di camorra esattamente un anno prima di Volpe e deceduto dopo settimane di agonia. Ad ammazzarlo, questo il sospetto degli investigatori, sarebbe stato un commando partito dal rione Lauro, roccaforte del gruppo degli Iadonisi, questi ultimi legati a doppio filo proprio al ras ammazzato in via Leopardi. Non è tutto. Volpe, ma sul punto sarebbero ancora in corso accertamenti, sarebbe a sua volta intervenuto in prima persona per evitare una ritorsione dei Troncone nei confronti degli alleati. Intervento che, tuttavia, avrebbe innescato le ire del boss Vitale Troncone, all'epoca ancora detenuto. Una volta tornato libero, il ras di via Brigata Bologna avrebbe deciso, questa la teoria investigativa, di regolare i conti con i rivali, a cominciare proprio da Volpe. Un'ipotesi, quella avanzata dalle forze dell'ordine, che sembra trovare conferma anche in altri due episodi, la sparatoria di qualche settimana fa in via Leopardi, che si è scoperto essere un'intimidazione nei confronti di un nipote dello stesso Volpe e, soprattutto, il ferimento di Federico Solano, anche lui legato al boss ucciso, avvenuto pochi giorni fa nel mercatino di via Metastasio. Tuttavia, il timore degli investigatori è che lo scontro tra organizzazioni criminali possa non essere circoscritto al solo quartiere di Fuorigrotta. A essere in fibrillazione è l'intera periferia flegrea dove, dopo i recenti arresti di boss e gregari, giovani leve scalciano per conquistare un posto d'onore al tavolo della camorra. Tensioni, infatti, si sono registrate anche a Pianura, dopo la sparatoria di via Russolillo, e, appunto, a Bagnoli.

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