Camorra, il patto tra clan a Marano: «Due esecuzioni per l'asse Polverino-Orlando»

Venerdì 29 Maggio 2020 di Ferdinando Bocchetti
Camorra, il patto tra clan a Marano: «Due esecuzioni per l'asse Polverino-Orlando»

«Antonio Pastella e Salvatore Vigna, due scissionisti di Marano, furono uccisi per volontà degli Orlando». È quanto racconta il collaboratore di giustizia Teodoro Giannuzzi, affiliato alla fazione del clan Polverino che nell'estate del 2015 - dopo mesi di tensioni e summit organizzati dai latitanti dei gruppi - fu inglobata nel gruppo Orlando. Giannuzzi, uno degli ultimi pentiti a fare luce sulle dinamiche interne alle famiglie di camorra di Marano, lo avrebbe appreso da Giovanni Raniello, esponente dei Polverino arrestato tre giorni fa insieme ad altre quindici persone. Il segreto sarebbe stato svelato all'indomani di un summit che si tenne in una masseria del Casertano e a cui prese parte Giuseppe Simeoli, alias o Petruocelo, reggente del clan e all'epoca latitante. Nel corso di quell'incontro fu sancita anche l'affiliazione di Giannuzzi.

«Il giorno successivo alla riunione in provincia di Caserta - racconta il pentito - Giovanni Raniello mi fece una rivelazione. Visto che ora stai con noi e sei un nostro affiliato, mi disse, devi sapere che i due morti di Marano sono stati opera dei Carrisiani (gruppo Orlando, ndr), che hanno ucciso Antonio Pastella e Salvatore per fare un favore a Giuseppe Simioli. Questo evento aveva determinato la fusione tra i due gruppi». Antonio Pastella e Salvatore Vigna furono uccisi, a distanza di poche settimane, nel cuore di Marano: Pastella all'esterno di un bar del corso Europa, Vigna tra via Casaggiarrusso e via Corree di sopra.
 


Entrambi appartenevano alla cellula scissionista maranese legata al boss Mario Riccio, meglio noto come Mariano, punto di riferimento in quegli anni del clan Amato-Pagano. I due furono freddati dai sicari nel territorio cittadino, contrariamente a quanto avvenuto per altri due uomini di Riccio, Antonio Ruggiero e Andrea Castiello, entrambi maranesi ma uccisi invece a Melito nell'ambito di un regolamento di conti tra i gruppi scissionisti dell'area a nord di Napoli. Nelle oltre seicento pagine dell'ordinanza di custodia cautelare che ha decapitato l'ultima frangia del clan Polverino si fa riferimento anche a Vincenzo Polverino, figlio del super boss in carcere dal 2012. Polverino junior, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe per un certo periodo, tra il 2011 e il 2013, rivestito un ruolo di primo piano nell'organizzazione decimata dagli arresti. «Il giovane Polverino - scrivono i magistrati della direzione distrettuale antimafia di Napoli - aveva poi rinunciato all'onerosa eredità criminale, non prima di aver ottenuto i proventi derivanti dalla cessione di attività commerciali intestate a prestanome». Il gip Laura Ciollaro ha tuttavia respinto la richieste di arresto per Vincenzo Polverino, che gestisce due attività commerciali al corso Europa di Marano: una macelleria e un'hamburgheria, quest'ultima spesso presa d'assalto dai giovani della movida.

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