La guerra alla camorra ora passa da villa Adele: Il Mattino nel bene confiscato ai clan

Giovedì 24 Settembre 2020 di Raffaele Perrotta

Una villa che presenta tutti i segni del tempo trascorso tra incuria ed abbandono, ma anche lo sfarzo che ha vissuto quando era abitata e la protezione di cui necessitavano coloro che la vivevano, trincerati dietro un muro alto e protetti da un servizio di video sorveglianza. Tre corpi di fabbrica che avevano, molto probabilmente, diverse destinazioni d'uso, costruiti in fondo al Rione dei Poverelli, assurto tristemente alle cronache a metà anni 90 per lo scandalo dei pedofili che abusavano dei bambini nella scuola del quartiere. Per la prima volta dalla confisca, avvenuta nel 2011 e dallo sgombero definitivo solo cinque anni più tardi, le telecamere sono entrate a Villa Adele, la casa dei narcos Tamarisco, nel giorno dell'anniversario dell'uccisione del giornalista Giancarlo Siani. Immagini realizzate durante la visita del capo della Procura di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso, voluta e organizzata dal Mattino, che si è recato nella struttura con tutti i vertici delle forze dell'ordine, il sindaco oplontino Vincenzo Ascione, l'assessore comunale al Patrimonio Emanuela Cirillo e il capo dell'ufficio tecnico Nunzio Ariano.

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LE STANZE
La natura ha occupato spazi disabitati, rendendo quasi impraticabile camminare nel viale e tra quelli che, fino a un lustro fa, erano giardini curati che dividevano gli spazi. La villa di proprietà di Adele Suarni, mamma del cartello dei narcotrafficanti torresi, da cui il nome scritto in mattoncini sul muro esterno, accoglieva gli ospiti nel grande e lussuoso salone con ancora dei mezzi busti sul camino, il bagno con la vasca idromassaggio o le maioliche vietresi sull'ingresso. Probabilmente nel mezzo aveva un televisore gigante, per questo ci sono alcuni bracci di legno ancora penzolanti dal soffitto. L'intero piano interrato era stato invece dedicato alla boxe con un ring regolamentare e degli attrezzi per allenarsi. Di fianco una piccola stanza forse usata per punire qualcuno che disubbidiva agli ordini. Da uno spazio all'altro, dalla casa alla dependance in un angolo del giardino, con ancora le decorazioni nella camera da letto. E, ancora, quello che era forse un ambiente dedicato alla cucina, completamente distrutto, forse prima di lasciare per sempre la villa allo Stato.
«Se villa Tamarisco dovesse rimanere nel degrado in cui si trova adesso sarebbe una sconfitta per lo Stato e le istituzioni in genere. Sarebbe un segnale positivo restituirla alla colleività» ha detto il procuratore Nunzio Fragliasso, che fin dal suo insediamento si sta recando nei luoghi simbolo di Torre, come palazzo Fienga, e dell'intera giurisdizione della sua Procura. Ma il tema che ha ribadito più volte ieri, parlando con i vertici dell'amministrazione e delle forze dell'ordine, è quello del «controllo del territorio e del contrasto all'abusivismo edilizio. Questo fenomeno non offende solo il tessuto urbanistico ma compromette anche gli equilibri ambientali. Non va dimenticato che dietro ogni cantiere abusivo c'è uno smaltimento illecito di rifiuti. È importante prevenire ma anche reprimere».
 

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IL BANDO
Sul recupero e riqualificazione dei beni confiscati l'attuale amministrazione comunale sta provando a dare una spinta. La settimana scorsa ha assegnato Villa Cesarano, appartenuta ad esponenti dell'omonimo clan stabiese, e sta mettendo in cantiere un bando per Villa Adele. «I beni confiscati non utilizzati sono una cosa brutta che noi dobbiamo cercare al più presto di cancellare» ha commentato il sindaco Vincenzo Ascione, aggiungendo: «Da qui fare partire una serie di spinte e sollecitazioni alla Regione per avere un aiuto rispetto al riuso di questo bene che è ancora più strategico». Un lavoro, quello dell'utilizzo sociale dei beni confiscati, che richiede tempo. «Questo bene ha delle prerogative particolari, è una struttura molto grande» ha detto l'assessore al Patrimonio Emanuela Cirillo. «Chi vi parteciperà dovrà occuparsi anche della ristrutturazione. L'idea potrebbe essere quella di un partenariato».

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