Camorra, Vomero terra di riciclaggio: affitti raddoppiati e false società, così i clan ripuliscono i soldi

Domenica 21 Aprile 2019 di Giuseppe Crimaldi

Il caro-fitti, ma non solo. A voler decifrare la crisi commerciale che attanaglia i quartieri collinari del Vomero e dell'Arenella, a volerne cercare cause e chiavi di lettura capaci di spiegare ciò che sta accadendo, individuando le ragioni che hanno portato ad una desertificazione incarnata dalla chiusura anche di insegne storiche e secolari, il discorso si fa complesso. In poco meno di due settimane nei due municipi della zona collinare hanno abbassato per sempre le saracinesche altri 13 locali: tra questi anche i punti vendita di Wind e Tim. Una Caporetto. Ma a stravolgere le sane regole della concorrenza c'è anche l'ombra nera della criminalità organizzata. Iniziamo proprio dalla zona collinare un viaggio nei quartieri della città sui quali i clan allungato (o stanno allungando) le mani.
 
Il primo fattore di questa crisi parte dall'aumento indiscriminato dei prezzi di locazione. La spregiudicatezza di molti titolari di locali in strade ed aree commercialmente e residenzialmente prestigiose resta un dato di fatto. In meno di un decennio ci sono casi documentati di affitti lievitati anche più del 50 per cento. Difficile - se non insostenibile - per un commerciante medio riuscire a sostenere un canone di locazione che può schizzare anche a 20mila euro al mese. La storia triste delle insegne storiche vomeresi che si sono già spente richiama nomi celebri quali Abet, Abronzino, Furnari, Pasquale Coppola, Laneri; ma anche alcuni colossi imprenditoriali quali Fnac, Furla, Fendi, Made in Europe. Al loro posto si sono insediate nuove attività. Ma - soprattutto - l'ombra del riciclaggio grava sulla imponente fioritura di locali che offrono «street food», di bar e caffetterie che spuntano da un giorno all'altro come funghi e di alcune pizzetterie e ristopub.

Sui rischi legati al fenomeno di riciclaggio nel settore commerciale ci sono i riflettori puntati della Guardia di Finanza e della Procura. Due i filoni principali delle attività investigative. Il primo tende a verificare il fenomeno che pare sia molto più diffuso di quanto si possa immaginare, quello dei contratti di locazione al nero, cioè non registrati. Il secondo scava nelle pieghe dei passaggi di mano, dele intermediazioni societarie e delle fittizie intestazioni nella titolarità degli esercizi commerciali.. La camorra ha un disperato bisogno di reinvestire e di ripulire le vagonate di milioni di euro provento del racket, del contrabbando, della contraffazione e - soprattutto - dei traffici di droga.

Alcune informative di polizia giudiziaria indicano poi un'altra pista interessante da battere: quella delle infiltrazioni camorristiche nel sempreverde settore della grande distribuzione alimentare. Un boccone ghiotto, sul quale si sarebbero concentrati alcune sigle criminali della periferia e dell'hinterland settentrionale.

Ma, a ben guardare, il male oscuro che sta divorando le risorse economiche sane del Vomero e dell'Arenella soffre anche dei contraccolpi di una crisi economica globale che ha ridotto molti commercianti sul lastrico. Qui il discorso si fa più complesso. Le associazioni di categoria hanno spesso sottolineato come la chiusura delle linee di credito e la linea dura degli istituti di credito hanno dato una spallata pesante al commercio cittadino.

E qui torna a fare capolino la camorra. Al Vomero il racket c'è, ma non si vede. Pochissime le denunce. Il guaio è che chi finisce vittima del «pizzo» rischia di indebitarsi ulteriormente. La camorra ha un suo modo di procedere ferreo: dopo aver tartassato i negozianti, utilizza la sua rete di usurai, che applicano tassi d'interesse esorbitanti. Quasi sempre l'epilogo è tristissimo: e chi non è pi in grado di pagare gli interessi alla fine è costretto a cedere nelle mani dei clan il negozio.

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