Campania abbassa le saracinesche:
chiusi 11mila negozi nel 2016

Lunedì 30 Gennaio 2017
Campania abbassa le saracinesche: chiusi 11mila negozi nel 2016

Soltanto nei primi mesi del 2016 hanno chiuso 9mila 421 esercizi commerciali e 2082 tra alberghi e ristoranti. La Campania di dimostra sempre più cenerentola di un Sud che dall’inizio della crisi ci ha messo sette anni per tornare a crescere. 

Proprio partendo dal dato sulla mortalità aziendale, sulla differenza tra nuove e vecchie imprese, si scopre che tra gennaio e settembre del 2016 il saldo è stato negativo soprattutto nei comparti della Old economy, quelle più consolidati e in grado di assorbire il maggior numero di personale: i servizi di mercato vedono, per esempio, un calo di 3.222 unità, alloggi e ristorazione di 1.461, l’industria di 1.284, l’agricoltura 739, le attività professionali di 543 unità. 

Crescono soltanto le imprese del noleggio e le agenzie di viaggio (+80 unità) e quelle “non classificate” (+10.052), un calderone nel quale le camere di commercio inseriscono le ditte individuali, le cooperative o tutte quelle strutture di nuova costituzione che soltanto negli anni saranno riclassificate nelle giuste caselle statistiche.

«Questi dati», spiega Mariano Bella, «dimostrano il forte turn over che c’è al Sud. Qui tassi di variazione di reddito sono più bassi che nel resto d’Italia, ma le imprese innovative e quelle dei nuovi professionisti trovano condizioni meno favorevoli». Infatti pagano il deficit di infrastrutture e di servizi burocratici. Guardando al dato che riguarda il commercio, l’economista nota che «ogni dieci botteghe chiuse apre un’area commerciale più ampia: supermercati, centri per il bricolage o per i complementi d’arredo. La cosa ha anche una valenza sociale, perché alla morte delle piccole botteghe segue la desertificazione dei centri storici. Un deficit di vivibilità che nel Meridione si sente di più».
Gli analisti del ufficio studi dell’associazione guidato da Bella, sempre nel report realizzato per il nostro quotidiano, fanno poi un parallelo tra l’economia della Campania e il resto d’Italia. Quella nazionale ha alternato dal 2008 periodi di stagnazione, recessione e tiepidissima ripresa. Mentre la nostra regione, «pur collocata nell’area che ha evidenziato maggiore sofferenza in questi anni», ha fatto peggio di altri. Infatti «la contrazione significativa del valore aggiunto» del Meridione «ha interessato in particolare la Campania, con una diminuzione media annua, tra il 2008 e il 2014, del 2,1 per cento, in termini reali, più elevata del dato nazionale (-1,1 per cento)». Un numero ancora più preoccupante se si pensa che nella nostra regione «si concentra oltre il 6 per cento del valore aggiunto prodotto in Italia».

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