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Capri, abusi edilizi nelle ville: a processo tecnici e proprietari

Giovedì 4 Marzo 2021 di Anna Maria Boniello
Capri, abusi edilizi nelle ville: a processo tecnici e proprietari

Si è conclusa con il rinvio a giudizio di quattordici proprietari di case e due tecnici la maxi-inchiesta avviata dai carabinieri della stazione di Capri sulla legittimità delle autorizzazioni relative a condoni su immobili ubicati in zone soggette a rischio idrogeologico. Prima udienza il 3 maggio. 

Si tratta, in gran parte, di villette o appartamenti situati in aree di notevole valore ambientale, come Marina Piccola, Tiberio, Cesina e la zona alta di Marina Grande. I proprietari avevano ampliato abusivamente, nel corso degli anni, gli immobili preesistenti, senza però premunirsi della necessaria certificazione relativa al vincolo idrogeologico, che deve essere rilasciata, a norma di legge, da un geologo professionista. 

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È la prima volta che a Capri scatta un’inchiesta di tale portata riguardante l’assetto idrogeologico del territorio. L’attenzione dei carabinieri iniziò nel 2018 quando venne posta sotto sequestro Villa Settanni, l’abitazione di un intellettuale caprese che ha vissuto proprio all’ombra dei Faraglioni per tutta la sua vita. Nel passaggio di proprietà, il nuovo proprietario stava effettuando lavori edilizi di ampliamento e ripristino, che furono però bloccati dall’intervento dei carabinieri. I militari accertarono, oltre ai palesi abusi, la mancanza del parere di un geologo, essendo tutta l’area soggetta a pericolo di frane. Infatti, secondo quanto accertato dagli inquirenti e dalla magistratura, solo negli ultimi anni il dissesto idrogeologico ha provocato un aumento sostanziale di frane e cadute di massi.

Tra queste, la più famosa è stata quella di via Krupp, ormai chiusa da diversi anni, alla quale ha fatto seguito, nel 2015, una frana nella località tra Pizzo Lungo e Faraglioni. Nel 2016, altri due i movimenti franosi hanno interessato Marina Grande, il più imponente dei quali investì la zona di Marina di Caterola, alle spalle del porto turistico. Il dissesto non si è fermato ed è proseguito nel 2017 con una vistosa caduta di massi che si staccarono dal costone del Monte Castiglione, investendo e danneggiando le abitazioni sottostanti sulla strada provinciale di Marina Piccola. In quella occasione, due case furono addirittura sgomberate. A questi episodi imponenti hanno fatto seguito tutta una serie di piccoli smottamenti in varie zone dell’isola, che in gran parte è di natura calcarea e quindi soggetta ad alto rischio di frane. 

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Partendo dunque dal caso di Villa Settanni, i carabinieri allargarono l’inchiesta. Furono ben 23 i faldoni con le pratiche sequestrate, che riguardavano richieste di condoni. Di queste pratiche, solo dieci risultarono essere in possesso dell’obbligatorio e imprescindibile parere tecnico di un geologo. Le restanti tredici, invece, avevano in supporto solo le autorizzazioni dell’allora capo dell’ufficio Tecnico, Massimo Stroscio, già imputato in altri procedimenti relativi alla violazione delle norme urbanistiche, che aveva rilasciato il vincolo in sanatoria pur in assenza della suddetta certificazione tecnica.

Le indagini dei carabinieri di Capri vennero poi rimesse alla Procura e ad occuparsi dell’intera vicenda è stato il sostituto procuratore Stefania Di Dona, che ha continuato le indagini e al termine delle stesse ha trasmesso il fascicolo al giudice per l’udienza preliminare, Maria Laura Ciollaro, che nella seduta tenutasi lo scorso 2 marzo ha accolto le richieste del pm, disponendo il rinvio a giudizio degli imputati per una serie di reati tra cui l’abuso d’ufficio e il mancato rispetto delle norme urbanistiche. 

Ultimo aggiornamento: 08:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA