Cardarelli, mamma e figlio si rivedono dopo 20 giorni. Ora un registro regola le visite in ospedale

Lunedì 13 Settembre 2021 di Maria Pirro
Cardarelli, mamma e figlio si rivedono dopo 20 giorni. Ora un registro regola le visite in ospedale

Si può scegliere di limitare gli orari o di vigilare sugli incontri. Ma non si può restare indifferenti. Al pianto di tristezza, alla paura per la malattia di un genitore, alla sofferenza procurata dalla lontananza imposta per le msiure anti-Covid. Questi sentimenti hanno spinto Rosario Montecatino, 55enne napoletano, a raccontare la sua storia al Mattino.it: per 20 giorni, non ha potuto vedere la madre 90enne, affetta da demenza senile, colpita da ictus e ricoverata d'urgenza al Cardarelli. Oggi si sono ricongiunti.

Il figlio è stato autorizzato a entrare in Neurologia, e non solo. La direzione sanitaria ha diffuso una circolare per chiarire le modalità di accesso in tutti i reparti di degenza. «In applicazione del decreto legge datato 22 aprile 2021, numero 52», si legge nel documento che il Mattino.it può anticipare e presto verrà pubblicizzato anche sul sito web dell'azienda ospedaliera.

Funziona così. Spetta ai direttori delle unità operative consentire gli incontri tra visitatori e «pazienti in fase di criticità clinica, ovvero bisognosi di particolari e straordinarie necessità». Ciascun responsabile è tenuto a redigere un elenco delle persone autorizzate dall'ammalato a ricevere informazioni ed eventualmente accedere in reparto. E, per consentire eventuali concact tracing, tutti sono tenuti a istituire un registro in cui trascrivere i nomi e i cognomi.

Il permesso è subordinato alla verifica del Green pass (vaccinazione o tampone naso-faringeo con esito negativo eseguito entro 48 ore). In più, il visitatore è tenuto ad adottare le stesse precauzioni previste per il personale sanitario: mascherina e dispositivi di protezione indivuduale, rispetto delle regole finalizzate a ridurre i contagi.

Restano vigenti alcune limitazioni. Gli ingressi sono in genere previsti solo di giorno e per una durata - è precisato nella disposizione - «congrua al bisogno assistenziale, relazionale e affettivo e possibilmente non oltre i 15 minuti». La frequenza è stabilita dallo stesso direttore dell'unità operativa, in base a più fattori (spazi, organizzazione, complessità delle cure), prevedendo una «equa rotazione» e «fatte salve esigenze specifiche», tenendo conto cioè delle condizioni cliniche più critiche e del «rapporto tra i vantaggi per il paziente e il potenziale rischio di contagio e malattia» che permane «per il visitatore, gli operatori del reparto e tutti gli assistiti».

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Ultimo aggiornamento: 21 Settembre, 15:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA