Case popolari di Scampia ai pusher: il Comune sotto accusa

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di Daniela De Crescenzo

Case popolari di Scampia anche ai camorristi purché non siano stati condannati in Cassazione. Lo decide l'Amministrazione, ma le opposizioni in Consiglio comunale chiedono l'immediato stop alle assegnazioni. Il Pd va all'attacco, ricordando di aver già presentato esposti alla Corte dei Conti, alla Procura e all'Anac (che ha archiviato per mancanza di competenza). E il consigliere regionale di Fratelli d'Italia, Luciano Passariello, si rivolge direttamente al Prefetto. Interpellato, l'assessore competente Enrico Panini dice invece di essere troppo impegnato per rilasciare dichiarazioni. Silenzio su una vicenda complessa, che si trascina da mesi.

Tutto parte dalla necessità di sgomberare le Vele per poterle abbattere utilizzando i 27 milioni stanziati dal governo: il programma prevede non solo la scomparsa dei palazzi simbolo del degrado (ne dovrebbe restare in piedi uno solo da ristrutturare), ma la complessiva riqualificazione dell'area. Obiettivi importanti. E per raggiungerli l'amministrazione, in accordo con il Comitato Vele che del progetto è coautore (anche se uno dei leader figura nella graduatoria degli esclusi perché non ha dichiarato di aver pagato le tasse comunali e l'indennità di occupazione), ha stabilito che i fabbricati dovranno essere svuotati prevedendo il passaggio da casa a casa.
 

Ma gli occupanti sono abusivi e non possono esserci sanatorie, quindi la Regione ha stoppato un primo bando e imposto che nel secondo si prevedessero solo assegnazioni provvisorie. Sono arrivate 210 richieste, solo due famiglie avevano i requisiti richiesti. Di qui la norma che di fatto sancisce la sanatoria generale. La delibera di giunta del 22 gennaio, infatti, prevede che le abitazioni posano andare anche ai camorristi e a chi si è macchiato di reati associativi, purché non sia stato colpito da sentenze definitive. E, da quel che risulta dalla stessa delibera, tra i richiedenti ci sono sei persone con carichi pendenti e dieci con condanne passate in giudicato. Non solo: spulciando l'elenco dei non aventi diritto che sono stati riammessi, spunta anche un nucleo familiare che chiede tre case (genitori, fratelli e cugini abitano già in cinque alloggi costruiti con i soldi dello Stato) e si scopre che uno dei richiedenti ha pesanti precedenti penali. Di qui le proteste dei sindacati e delle opposizioni.
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Venerdì 9 Febbraio 2018, 10:50
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