Cassa integrazione bis, ma a Napoli ci sono 21mila pratiche ferme

Mercoledì 28 Ottobre 2020 di Valerio Iuliano

La nottata è appena iniziata. Il mini-lockdown che ha colpito tanti settori implica una sola possibilità di salvezza. Occorrono risposte rapide da parte del governo. Nel Decreto Ristori, oltre agli indennizzi a fondo perduto per le aziende colpite dall'ultimo DPCM, sarà inclusa un'ulteriore proroga di sei settimane degli ammortizzatori sociali per Covid-19. Cig- Il periodo in cui sarà possibile ottenere la Cig è compreso tra il 16 novembre 2020 e il 31 gennaio 2021. A Napoli e in Campania è facile prevedere un netto incremento delle imprese che accederanno agli ammortizzatori. Si tratterà di tutte quelle attività che avevano usufruito della Cig solo per nove settimane durante il lockdown e che poi avevano deciso di rinunciare all'allungamento del beneficio, dopo aver riaperto i battenti nella seconda metà di maggio. La crisi di liquidità indurrà le stesse aziende a ricorrere nuovamente alla Cig. Mentre per le altre attività che hanno continuato ad accedere agli ammortizzatori fino al 15 novembre, sia pure con tempistiche molto differenti tra loro, ci sarà la possibilità di beneficiarne ancora per sei settimane. 

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Tra gli imprenditori, tuttavia, sono ancora molto frequenti i ritardi nell'erogazione della Cig. Secondo una stima del presidente del Consiglio di Vigilanza Inps Guglielmo Loy, le domande di Cig ancora inevase in Campania sono in tutto 21.426. Si tratta di un dato aggiornato al 20 ottobre scorso e che comprende 13.875 istanze di Cassa integrazione in deroga, 5.772 per il Fondo di integrazione salariale ed altre 1779 di Cassa integrazione ordinaria. Oltre il 60% delle istanze senza esito riguarda la Cassa integrazione in deroga, l'ammortizzatore riservato alle imprese da 1 a 5 dipendenti. Le domande ancora senza risposta da parte dell'Inps, naturalmente, riguardano periodi molto diversi. Alcune di queste richieste sono state effettuate nei mesi di agosto e settembre e, in questo caso, si tratta di «tempi fisiologici», come spiega lo stesso Loy. In altri casi, invece, si tratta di istanze vecchie anche di quattro o cinque mesi. Alcuni imprenditori lamentano, ad esempio, di essere ancora in attesa dell'assegno relativo alla Cigo del mese di maggio. È il caso del commerciante Alfredo Catapano. «Per i miei undici dipendenti - spiega - ho richiesto la Cassa integrazione ordinaria per i mesi di marzo, aprile e maggio. Per i primi due mesi, ho ricevuto il bonifico tra fine luglio e metà agosto. Mentre per maggio non ho ancora ottenuto nulla. L'Istituto ci ha fatto sapere che le domande saranno evase con il criterio dei numeri progressivi. Ho anticipato l'assegno ai lavoratori a fine maggio. Non sappiamo quanto tempo occorrerà. So solo che i miei dipendenti non avrebbero potuto attendere l'Inps». Le lentezze nelle erogazioni di alcuni assegni scaturiscono anche dall'enorme mole di istanze ricevute dall'Inps nei mesi scorsi. Dalla Direzione Regionale fanno sapere che, al 22 ottobre, le domande autorizzate equivalgono al 96% di quelle presentate in Campania, con un totale di 227 milioni di euro erogati per 407mila lavoratori. 

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La recessione incombe e tanti settori produttivi lanciano l'allarme. L'ultimo è del presidente dell'Associazione Pizzerie Italiane Angelo Iezzi. «I pizzaioli e le pizzerie non sono portatori di Covid. Fatto salvo che la salute viene prima di tutto e che fin da marzo scorso ci siamo attivati per eseguire quanto contenuto nei dispositivi dei Dpcm e delle ordinanze regionali e comunali, ci sentiamo fortemente penalizzati dalle scelte del Governo e in particolare da quest'ultima chiusura. Nei mesi di lockdown abbiamo investito a nostre spese in prodotti e sanificazioni. Siamo rimasti aperti nonostante la paura, la sfiducia, le spese che correvano mentre gli incassi erano fermi a zero. Per rimetterci in equilibrio abbiamo ricevuto soldi in cambio di prestiti, ovviamente da restituire. Da marzo scorso a novembre prossimo per le pizzerie italiane è prevista una perdita complessiva di circa 60 miliardi di euro e 200mila posti di lavoro a rischio».

Il presidente della Camera di Commercio di Napoli Ciro Fiola, tornato al lavoro dopo aver sconfitto il Coronavirus, chiede al premier Conte di «prendere i soldi del Mes e salvare la vita delle imprese. Mi chiedo, poi, a cosa serva la chiusura dei ristoranti alle 18. Meglio l'assembramento per strada dei rider o 4 persone sedute a tavola con distanziamento?». Una singolare iniziativa, infine, viene da un imprenditore, che ha affisso sui muri della città il manifesto funebre dell'economia campana. «Ne danno il triste annuncio - si legge sul manifesto - i commercianti, gli artigiani, i ristoratori, i liberi professionisti. I funerali si svolgeranno il 2 novembre partendo dalla storica Rotonda Diaz. Si richiederà l'intervento del governatore De Luca per l'estrema unzione». 

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