Cemento e alberi tagliati, il Faito ancora sfregiato dagli abusi

Sabato 25 Settembre 2021 di Fiorangela d'Amora
Cemento e alberi tagliati, il Faito ancora sfregiato dagli abusi

Nuovo sequestro sul Monte Faito, dove tra via della Funivia e via della Cresta continuano i lavori abusivi. Ieri gli uomini della Forestale, in seguito a un esposto del Wwf Terre del Tirreno, hanno posto sotto sequestro preventivo un'area di circa 400 mq che si trova alle spalle del complesso immobiliare «la Scalinatella».
I carabinieri, agli ordini del comandante Raffaele Starace, erano già stati in quel luogo tre anni fa e avevano posto i sigilli perchè alcuni privati avevano disposto un taglio indiscriminato di alberi secolari per godere della vista mare dal proprio terrazzo. Questo avveniva per il lato frontale dell'edificio, mentre sul retro le opere erano proseguite disboscando le sterpaglie e sistemando la dorsale della montagna ad uso e consumo degli appartamenti vicini.

Una vicenda, dunque, iniziata nel dicembre del 2018 con il taglio degli alberi e proseguita a ottobre dell'anno dopo per i lavori sul retro. WWF Terre del Tirreno ha seguito gli sviluppi sui due fronti e mentre per il disboscamento si è individuato un responsabile e si aprirà un processo nel quale gli ambientalisti si costituiranno parte civile, per le opere sul retro dell'edificio la denuncia è contro ignoti. Una mano sconosciuta che fino ad oggi ha realizzato un muro perimetrale in blocchi di calcestruzzo, un piccolo giardino, una pedana in cemento delimitata da una rete dove è stato predisposto un serbatoio per l'erogazione di gas.
Il Wwf ha documentato con foto le varie fasi dei lavori e ha presentato una nuova denuncia, portando all'ennesimo sequestro su un'area dove i carabinieri già posero i sigilli che però non fermarono gli abusi. «Visto che l'intero territorio di Vico Equense è sottoposto a tutela paesaggistica - scrive il presidente del WWF Terre del Tirreno Claudio D'Esposito - e che l'area oggetto dei lavori ricade all'interno della zona B del parco regionale dei monti Lattari e in area SIC Dorsale dei Monti Lattari, abbiamo chiesto alla Procura di Torre Annunziata e ai carabinieri forestali di Castellammare di Stabia di accertare la legittimità delle opere realizzate, di individuare i responsabili e promuovere ogni azione atta ad ottenere il ripristino dello stato dei luoghi».

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Inoltre secondo D'Esposito sarebbe opportuno, attraverso le utenze che fanno uso del serbatoio di gas, risalire ai responsabili delle opere abusive. «È assurdo - dichiara il presidente del WWF Terre del Tirreno -. L'area di proprietà demaniale è stata già oggetto di diverse segnalazioni della nostra associazione negli ultimi quattro anni e sta subendo una lenta e progressiva trasformazione senza che, ad oggi, si sia ancora riusciti a individuarne il responsabile. Ecco perché abbiamo chiesto di accertare dove conducono e a chi sono intestate le utenze in uso nell'area dove, assieme all'illuminazione, è stato installato anche un serbatoio del gas. Con l'intervento dei carabinieri forestali e le indagini conseguenziali siamo fiduciosi che stavolta si riuscirà a dare un nome all'artefice di tali abusi».


Un episodio che anche il presidente del parco dei monti Lattari denuncia con forza: «Hanno agito su un'area già sotto sequestro, - spiega Tristano Dello Joio - pensando di poter costruire e disporre come credevano di uno spazio pubblico. Il parco non è terra di nessuno, vorrei che fosse chiaro per chi pensa di fare il proprio comodo. Quando il colpevole del taglio degli alberi e del disboscamento sarà individuato anche il parco farà la sua parte come già in questi anni sta facendo».

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