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Centro storico di Napoli Unesco, ecco le opere di restauro che rischiano la paralisi

Mercoledì 20 Luglio 2022 di Paolo Barbuto
Centro storico di Napoli Unesco, ecco le opere di restauro che rischiano la paralisi

Lentezza, burocrazia, difficoltà, il Grande progetto Centro Storico Unesco è la rappresentazione plateale del mostro burocratico che ingabbia la vita e i denari pubblici. Il progetto esecutivo per il teatro antico di Neapolis è stato varato il 18 marzo del 2014, le ultime procedure di esproprio per portare definitivamente alla luce quella meraviglia nel cuore dei Decumani sono state avviate lo scorso 5 di luglio: sono passati esattamente 3.031 giorni, poco meno di cento mesi. Adesso comprendete perché la Commissione Europea sta decidendo di riprendersi un po' dei cento milioni stanziati per il progetto napoletano?

Le difficoltà nella realizzazione del progetto Unesco non sono attuali, affondano le radici nel passato, anche se qualcuno dei protagonisti è ancora lo stesso. Il primo allarme sulla lentezza nell'avanzamento del progetto risale al 2013 quando il Governo lanciò un ultimatum al Comune di Napoli: «Partano i progetti o passeremo la gestione alla Regione Campania». La sferzata impose una piccola accelerata alla quale prese parte, con vigore proprio la Regione. 

All'epoca si misero a lavorare di buona lena gli ex assessori comunale arancioni Carmine Piscopo e Mario Calabrese, e l'ex assessore regionale Edoardo Cosenza (Giunta Caldoro) il quale adesso è assessore comunale nella Giunta Manfredi: iniziarono a diffondere note congiunte spiegando che il problema sarebbe stato risolto e che il grande progetto Unesco avrebbe avuto una storica accelerazione.

In una lettera inviata al Mattino nel 2014, Mario Calabrese e Edoardo Cosenza scrissero che: «...le gare dei lavori del Grande progetto Centro storico di Napoli-Unesco saranno concluse entro il 2014 e per l'inizio del 2015 buona parte dei cantieri sarà consegnata. I tempi sono quelli imposti dalle gare pubbliche e dal rispetto delle normative vigenti a garanzia della trasparenza sugli appalti. La situazione, dunque, non è affatto nera come viene descritta». 

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«Non perderemo neanche un euro dei finanziamenti europei» tuonò, poi, Edoardo Cosenza nel giorno in cui si annunciava l'avvio delle procedure per restituire bellezza alla cappella Pignatelli. Era sempre il 2014. Con singolare tempismo ieri, nel giorno in cui veniva celebrata la rinascita di Cappella Pignatelli, otto anni dopo l'annuncio dei lavori, la Commissione Europea ha spiegato all'amministrazione che invece una parte di quei finanziamenti europei è perduta per via delle troppe lungaggini.

Ma quali sono i progetti che rischiano di rimanere tagliati fuori dai finanziamenti europei?

In cima alla lista c'è il Complesso degli Incurabili che, da quando è stato varato il grande progetto Unesco ha subito cedimenti e crolli fino ad arrivare alla chiusura completa. 

 

Secondo un rapporto della Regione Campania, in attesa di notizie c'è anche il complesso di Santa Maria La Nova per il quale c'è ancora in corso la procedura di indizione della gara. Difficoltà anche per l'ex Asilo Filangieri, che la giunta De Magistris ha inserito nella lista dei beni comuni affidati alle associazioni territoriali: la struttura ha una dotazione da un milione e centomila euro ma non ha ancora un iter previsto per l'avvio e il completamento dei lavori. Tutto fermo anche per il recupero di San Paolo Maggiore dove i lavori risultano sospesi in questo momento.

Sempre secondo il report della Regione, l'Annunziata e l'Ascalesi hanno subìto un rallentamento nel percorso del recupero per via di interdittive antimafia che hanno costretto a far ripartire il percorso delle assegnazioni dei lavori.

Per l'antico complesso di Santa Maria della Pace, intervento del valore complessivo di sette milioni di euro, la progettazione è ancora in corso ma almeno è avviata e potrebbe essere salvato con uno sprint finale. 

Ultimo aggiornamento: 13:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA