«Chiamateci tumori, siamo il male»: così la babygang ha sfidato i magistrati

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di Leandro Del Gaudio

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Dieci contro uno, tutt’altro che un’azione eroica quella consumata la sera del dodici gennaio scorso, all’esterno della metro di Chiaiano. Dieci contro uno, che hanno rischiato di uccidere un ragazzino di 15 anni, solo per affermare la «forza del proprio branco», per «mera affermazione della forza del gruppo». Eccola la ricostruzione del ferimento di Gaetano, studente di 17 anni preso a calci e pugni senza alcun motivo: non volevano portargli via i soldi o il cellulare, non c’era stata un’occhiataccia di troppo, neppure un banalissimo equivoco in grado di fare da detonatore della violenza scatenata all’esterno della metro. No, c’era solo la voglia di «fare una rissa», «di dare fastidio», di aggredire punto e basta. 
 

Una ricostruzione che ieri mattina ha fatto registrare una svolta sotto il profilo investigativo: dei dieci minori identificati, otto sono stati collocati in comunità di recupero, uno solo ha ottenuto il beneficio della permanenza in casa (grazie ad una collaborazione ritenuta decisiva, in quanto spontanea e immediata), mentre un altro ragazzino non ancora 14enne è stato semplicemente segnalato alla famiglia. Gravissime le accuse che emergono nella misura cautelare firmata dal gip Paola Brunese, al termine del lavoro investigativo condotto dal pm Emilia Galante Sorrentino: lesioni gravissime e minacce di morte. 
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Mercoledì 31 Gennaio 2018, 22:52 - Ultimo aggiornamento: 1 Febbraio, 16:37
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