Cirillo: «Il vero bersaglio dei giudici era Gava»

di ​Gigi Di Fiore

Il tempo è passato inesorabile. Il piccolo signore anziano che parla con lucidità, ma a voce lenta, ha ormai 94 anni compiuti a febbraio. Ciro Cirillo esce poco dalla sua casa di Torre del Greco. «Non ce la faccio a camminare a lungo da solo» spiega, aggiungendo: «Deve sorreggermi la coppia di filippini che è con me da anni». Un uomo, che mostra ironia e sembra guardare in lontananza le pagine e pagine di giornali, le decine di libri, le migliaia di atti giudiziari che si sono occupati della sua vicenda che ogni tanto viene ricordata e analizzata. Sono passati otto anni dalla precedente intervista concessa al Mattino. Ciro Cirillo la ricorda, come ricorda che allora era presente il figlio Bernardo.



Fu in quell’occasione, il 28 aprile 2006, data che segnava 25 anni dal suo rapimento, che Cirillo mostrò il video dei suoi interrogatori registrato dai brigatisti. La musica dell’internazionale socialista e le bandiere delle Br accompagnavano le sequenze fisse sul volto affranto dell’ex presidente della Regione Campania. Il brigatista Antonio Chiocchi conduceva l’interrogatorio, rivolgendosi al prigioniero con il tu. Materiale conservato ancora, insieme con ritagli di giornali.



Presidente Cirillo, dopo 34 anni che cosa le resta ancora di quell’esperienza ?

«Ricordi sfumati. La memoria resta buona, anche se ho dei vuoti sui nomi. Ogni tanto qualcuno dichiara di aspettare delle mie clamorose rivelazioni segrete».



Ne ha da fare?

«Macché, tutto un bluff. Ci fu un periodo in cui ero assediato dai giornalisti. Brillavano soprattutto due cronisti toscani, mi scusi ma non ne ricordo il nome. Per togliermeli di torno, inventai la storia di un mio memoriale segreto con chissà quali verità».



Non lo ha mai scritto?

«No. Dissi anche che lo avevo dato ad un notaio, che lo conservava in cassaforte. Non era vero. Ma quell’invenzione ebbe effetto, per un po’ sono stato lasciato in pace».



Ha seguito l’ultimo batti e ribatti sul suo rapimento tra Isaia Sales e Paolo Cirino Pomicino?

«Poco, anche se leggo ogni giorno Il Mattino. Ho intravisto cose già lette e ho lasciato perdere. Si tratta di una vicenda più chiara di quanto la si è dipinta. Ci fu un’istruttoria, che aveva un solo obiettivo: incastrare Antonio Gava».



È una sua convinzione?

«Diciamo così. Quando al Suor Orsola Benincasa ci fu la presentazione della trasmissione di Minoli che si sarebbe occupato del mio rapimento, in sala c’era anche il giudice Alemi. Gli espressi la mia convinzione».



Un’istruttoria politica, dice: non ci fu trattativa tra la Dc e Raffaele Cutolo, fondatore della Nuova camorra organizzata?

«Non ne sono mai stato a conoscenza. La chiave dell’iniziativa giudiziaria era solo colpire Gava».



Ha sentito dell’arresto di Pasquale Scotti, ultimo esponente di rilievo della Nco, a lungo rimasto latitante? Molti pensano possa fare rivelazioni sul suo rapimento.

«Non so davvero chi sia».



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Mercoledì 29 Luglio 2015, 11:36 - Ultimo aggiornamento: 29-07-2015 12:17




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