Ciro, l'ex Falco presidente dell’Associazione Uniti per la famiglia: ​«Prima i criminali li chiudevo, ora li recupero»

Mercoledì 30 Settembre 2020 di Nunzia Marciano

La foto del profilo su Whatsapp risale agli anni ‘80, scattata alla vecchia maniera, con una macchina fotografica con dentro un rullino. È una foto ingiallita ma nitida. Un Transalp bianco e blu. A bordo in due, senza casco, con una paletta in mano (quello che non guida) e un berretto scuro, l’inequivocabile “stile” di un Falco. Per chi è nato già col cellulare in mano, i Falchi sono «squadre di poliziotti in borghese a bordo di grosse moto e scooter che, al pari dei rapinatori e degli scippatori da inseguire, sfrecciano veloci nella matassa di vicarielli partenopei» (cit). Ciro Parulano era un Falco, uno di quelli dell’antiscippo per capirci. Oggi ha 59 anni. E in quella foto stampata e ingiallita che malamente si adatta ai moderni social, lui è quello lì seduto dietro.«Non sono più nei Falchi da dieci anni. Ma mi sento Falco dentro». E non è difficile da credere. Parulano è un ex ispettore falco di via Medina, ha collaborato con Hulk e Maradona, e da circa dieci anni è in pensione. Fin qui in fondo, non c’è una notizia, se non quella di un Falco che di storie ne avrebbe eccome da dire. Ma Ciro quelle vite ha scelto di cambiarle, di trasformarle. Ha combattuto contro le brutte storie di una criminalità che ti inghiotte senza più restituirti alla vita e adesso le riscrive, grazie all’Associazione Uniti per la famiglia Onlus che sabato 3 ottobre alle ore 18 inaugura una nuova sede in via Emanuele Deddeo, ai Quartieri Spagnoli. Ma l’associazione ha già alle spalle dieci anni, vissuti in un altro quartiere borderline, quello che da San Giovanni a Teduccio arriva a Barra, passando per Ponticelli. Napoli Est insomma. 
 

 

Anni nei Falchi, in pensione dal 2008. Come nasce l’Associazione?
«In tutto questo tempo abbiamo dato tanto alla polizia di Stato e anche lì si lavora nel sociale, si aiutano le persone e questo è qualcosa di innato in me. Dieci anni fa ho messo insieme questa associazione che si occupa di assistenza alle famiglie in difficoltà. E ai Quartieri Spagnoli dove ora apriamo, sono molte famiglie disagiate, e non si contano i ragazzini giovanissimi ma già a rischio perché magari hanno i genitori già in carcere». 

Qual è la finalità?
«Il recupero, dei ragazzi prima di tutto, indirizzato alle famiglie del quartiere, al recupero dei giovani del territorio che sono a rischio. Il nostro obiettivo è fargli capire il valore del sociale, coinvolgendoli nel volontariato; nel contempo ci prendiamo in affidamento anche i giovani del carcere di Nisida (l’ufficio di sorveglianza gli affida ragazzi per la messa alla prova e per lo sconto di pena esterno, ndr); la finalità è di trasmettergli i valori della vita. Recuperiamo i giovani del territorio inserendoli nel sociale e nel volontariato. Facciamo accompagnamento degli anziani, spesa a casa, derrate alimentari a casa». 

Valori che appartengono anche ai Falchi... 
«Io sono andato in pensione dopo 27 anni per le patologie acquisite in servizio per i tanti anni in moto. Perciò, era dura. Ma il nostro lavoro era quello di prevenire e reprimere qualsiasi tipo di reato. Eravamo le pattuglie sul territorio vero. Oggi il mio obiettivo è il recupero attraverso il sociale perché dare una mano gratifica l’animo e lo spirito».

Un’associazione la sua che nasce in un luogo complicato, per usare un eufemismo. Come vi siete inseriti?
«Ponticelli è un ambiente difficile: dopo il terremoto molti sono andati  lì. È diventato un ghetto dove si sono messe insieme tante persone, spesso con attività illecite ed è per questo che c’era molto da lavorare sul sociale e per il recupero del territorio. 

Quanto ragazzi ha recuperato?
«Oltre quelli in prova, tanti. Li abbiamo coinvolti nel volontariato facendogli fare del bene agli altri. Abbiamo anche creato una squadra di ragazzi a bordo di scooter che portavano le derrate a casa delle persone anziane con una loro dignità e che magari non venivano fuori all’associazione o per dignità appunto o perché non potevano venire».

Gli scooter spesso sono associati ai raid, voi li usate per fare del bene vero.
«Esatto. La reazione dei ragazzi è positiva perché si sentono gratificati dalla gratitudine di un’anziana che gli dice “Vieni qua bello di mamma”, e che gli offre qualcosa, fosse anche solo un caffè. È una cosa bella gratificare gli altri. La mia soddisfazione è quella, nel rispetto della dignità dell’altro».

Qual è l’età, se c’è un’età massima, in cui un giovane si può ancora recuperare?
«Dai 10 ai 14. In quell’età i ragazzi vogliono anche cambiare il loro quartiere, renderlo più vivibile. Il 20enne ha già la sua storia ed è più difficile da recuperare». 

Una nuova sede ai Quartieri Spagnoli che poi è il suo di quartiere. Che cosa resta a Ponticelli?
«Restiamo lì con il nostro deposito dove prepariamo tutto: continua la distribuzione su Napoli est, aggiungiamo solo i Quartieri Spagnoli e il Pallonetto di Santa Lucia. Io sono uno scugnizzo del pallonetto e potevo prendere due strade, ho scelto quella giusta. Vengo da una famiglia umile e oggi i miei ragazzi sono lontano da Napoli, per lavoro. Perciò ho adottato al pari i ragazzi del territorio, per i quali cerco, se posso, di creare anche lavoro». 

Come era vista la sua associazione? Dieci anni fa era un periodo caldo della camorra di Napoli est.
«Diciamo che anche chi “faceva altro” voleva che qualcosa cambiasse, hanno visto che facevamo qualcosa di buono e andava bene». 

Tante associazioni sul territorio non sono ben viste però: la sua lo era perché lei era un Falco?
«No, più che altro ha destato sorpresa: prima i criminali li chiudevo, ora li recupero. Tra l’altro facciamo anche assistenza legale civile e penale col gratuito patrocinio; e abbiamo una collaborazione col garante dei detenuti di Caserta».

Progetti con le donne?
«Ovviamente! Le donne sono quelle più intelligenti! (Ride). Le donne “a rischio” le coinvolgiamo molto nel coordinamento dei ragazzi». 

Aiuti dalle istituzioni ne avete mai avuti? 
«Assolutamente no: faccio da solo, pago il fitto togliendo 400 euro dalla mia pensione. Siamo accreditati come banco alimentare al banco alimentare di Caserta. Mi aiuta Lino Romano, nativo dei Quartieri Spagnoli, incensurato, 46 anni. Sta qui, accanto a me pure adesso».

Qualcuno le ha mai detto “Ma perché lo fai”?
«Più che altro mi dicono “Chi te lo fa fare?” e io rispondo che lo faccio per il  sociale, perché ci sono famiglie che ne hanno bisogno, non ci si può girare dall’altra parte. Bisogna dare esempi positivi a chi vede nella bella vita facile della camorra l’unica strada e non capisce che quella strada apre solo le porte del carcere, o peggio, di un cimitero».

Ciro Parulano è il presidente dell’Associazione Onlus “Insieme per la famiglia”, ma Ciro resta un Falco: insieme alle foto dell’associazione ne manda una sua, in bianco e nero: «Bei tempi», commenta, «io sono quello che guida». Ciro non ha mai smesso di essere un Falco vero. È solo sceso dalla moto. 

Ultimo aggiornamento: 1 Ottobre, 07:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA