Torre Annunziata: clan Gionta, per 15 anni a moglie e suocera del boss il vitalizio per familiari vittime camorra

Mercoledì 3 Febbraio 2021
Torre Annunziata: clan Gionta, per 15 anni a moglie e suocera del boss il vitalizio per familiari vittime camorra

La Guardia di Finanza di Torre Annunziata ha sequestrato beni per 166mila euro alla moglie e alla suocera di un affiliato di spicco del clan Gionta le quali, per ben 15 anni, hanno percepito indebitamente il vitalizio riservato ai familiari delle vittime della criminalità organizzata. Le due donne sono moglie e figlia di una delle vittime della cosiddetta «strage di Sant'Alessandro» ma la moglie del boss si è dichiarata nubile quando ha presentato i documenti per il vitalizio, poi ottenuto nel 2002. Durante i successivi controlli la moglie del boss inscenò anche una finta separazione, per non perdere il beneficio.

 

Nella strage di Sant'Alessandro, avvenuta il 26 agosto del 1984 (giorno in cui si celebra il santo) a Torre Annunziata, otto persone vennero uccise e altre sette ferite dai killer della camorra che aprirono il fuoco davanti un circolo di pescatori da un bus turistico.

 

Tra le vittime c'era anche il padre delle due donne indagate che 18 anni dopo la tragedia ottennero il vitalizio riservato alle famiglie delle vittime della criminalità organizzata. La figlia della vittima della camorra, però, nel frattempo si è sposata con un elemento di spicco del clan camorristico dei Gionta il quale, nel corso degli anni, venne incaricato di gestire il racket e le piazze di spaccio della zona. Circostanza taciuta dalla donna che quindi ottenne insieme con la madre il vitalizio.

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Nel 2009 la Prefettura di Napoli aggiornò le informazioni raccolte sulla loro situazione familiare, per verificare la loro estraneità ad ambienti delinquenziali ma le due donne inscenarono una finta separazione tra i coniugi davanti al Tribunale di Torre Annunziata, per non perdere il vitalizio. Circostanza confermata dal fatto, secondo gli investigatori, che la coppia, diversi anni dopo, ha avuto anche un'altra figlia. La moglie del boss e anche la suocera continuano, ancora oggi, ad andare a trovare il boss in carcere, dove si trova con l'accusa di associazione di stampo mafioso, estorsione e rapina. Il sequestro da parte delle Fiamme Gialle, che hanno passato al setaccio le movimentazioni bancarie e finanziarie delle due donne, è stato reso possibile anche grazie alla stretta collaborazione con la Prefettura di Napoli.

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«Nell'apprendere del vitalizio per vittime di camorra ricevuto da moglie e suocera di un affiliato al clan Gionta, il nostro primo e unico pensiero va ai familiari di tutte le vittime innocenti della criminalità che non hanno mai goduto dei benefici previsti dalla legge per via di parentele o affinità con persone coinvolte in fatti criminali di cui spesso le stesse vittime ignoravano persino l'esistenza». Così, in una nota, don Tonino Palmese, presidente della Fondazione Polis della Regione Campania. «Da anni portiamo avanti una battaglia finalizzata a un duplice obiettivo: da un lato, fare in modo che tutte le vittime innocenti dei reati intenzionali violenti abbiano pari dignità giuridica, sulla base di quanto ci viene prescritto dalla normativa europea; dall'altro, garantire i benefici previsti dalla legge a tutte le vittime innocenti della violenza criminale. Quanto appurato in merito al vitalizio ai familiari di un boss ci lascia senza parole, ma nello stesso tempo ci dà la spinta a proseguire il nostro impegno con rinnovato vigore. Lo dobbiamo alle tante vittime innocenti della criminalità della Campania. E in modo particolare a quelle che non hanno ottenuto ancora giustizia», conclude don Tonino Palmese.

Ultimo aggiornamento: 17:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA