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Clan, immigrazione e stese: al Vasto la nuova emergenza di Napoli

Lunedì 1 Ottobre 2018 di Gigi Di Fiore
Clan, immigrazione e stese: al Vasto la nuova emergenza di Napoli

La Napoli delle stese, la Napoli delle tensioni al quartiere Vasto, la Napoli delle baby gang da un po' di tempo finalmente in sordina, sarà al centro della nuova riunione del comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza, fissata in Prefettura. Ci sarà anche il ministro dell'Interno, Matteo Salvini. E non è una novità. Dopo l'allarme per il moltiplicarsi di aggressioni delle baby gang a coetanei, un altro comitato venne presieduto qualche mese fa dall'allora ministro Marco Minniti. E alcuni temi restano uguali, alcuni problemi riproposti.
 
LE STESE
È questo il fenomeno tutto napoletano. L'ostentazione di muscoli, senza bersagli concreti. Il mostrarsi spavaldi nel quartiere, a volto scoperto, sparando in aria e correndo a più non posso sugli scooter. In un anno e mezzo, solo a Napoli si sono contate ben 65 stese. Ma il numero è in continuo aggiornamento. I quartieri teatro sono ricorrenti: Rione Traiano, Sanità, San Giovanni a Teduccio, Quartieri spagnoli, Forcella, centro storico. A piazza Mercato, ai Quartieri spagnoli, a San Giovanni le ultime tre stese dal dieci settembre scorso.

Le analisi ricorrono: la frantumazione dei clan camorristici storici, con l'assenza di modelli criminali concreti per collaborazioni con la giustizia o detenzioni, alimentano la nascita di piccoli gruppi criminali di giovanissimi. Obiettivo è il predominio di piccoli spazi di territorio, il guadagno con l'estorsione o la droga. E, di pari passo con le stese, in alcune zone della città prolifera il moltiplicarsi di feste con fuochi d'artificio all'apparenza senza motivazioni. Ostentazioni, forse non casuali, ai Quartieri spagnoli, come al Pallonetto, a San Giovanni e al centro storico.

I CLAN
Frantumati i riferimenti storici, soprattutto nel centro storico e nella periferia nord, le analisi criminali mettono il gruppo dei Mazzarella con i loro satelliti come predominante in città. Da San Giovanni a Teduccio fino a Chiaia, le mani del riciclaggio e del piccolo spaccio vedrebbero sempre presenti esponenti dei Mazzarella. La Lancia K scura blindata, sequestrata qualche giorno fa, secondo voci di quartiere sarebbe stata spesso usata da killer del clan. Nell'ultimo anno, sono stati 121 i procedimenti su organizzazioni camorristiche avviati dalla Dda di Napoli con ordinanze di custodia cautelare.

Nell'ultima relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia, si legge: «Nei vuoti di potere che si sono determinati, si sono inseriti gruppi emergenti, non storicamente radicati sul territorio e privi di una forza economica consolidata. Sono questi i sodalizi protagonisti, a Napoli, delle cosiddette stese, ritenute indispensabili per affermare la presenza sul territorio, accettando il rischio di colpire ignari passanti e le conseguenze che ne deriverebbero in termini di azioni repressive».

È la radiografia di una città, dove la confusione criminale aumenta il pericolo per l'assenza di un'egemonia in grado di controllare il proliferare di piccoli gruppi. Tre, finora, le vittime innocenti di stese: il romeno Petru Birladeanu fuori la stazione della Cumana a Montesanto il 26 maggio del 2009; Genny Cesarano alla Sanità il 6 settembre 2015; Giuseppe Russo Maikon in piazza Calenda il 31 dicembre 2015.

LA CRIMINALITÀ MINORILE
Non solo baby gang, ma gli ultimi dati contenuti nella relazione del procuratore generale di Napoli, Luigi Riello, parlano di incremento di gravi reati commessi da minorenni. I procedimenti per associazione camorristica sono aumentati da otto a dieci, così come quelli per associazioni finalizzate allo spaccio di droga: da 14 a otto. Incremento anche per le estorsioni, passate da 20 a 46. Sostiene Riello: «La massima parte di questi giovani, a differenza di quanto avviene in altre latitudini, proviene da quartieri degradati e da famiglie in condizioni disastrose di marginalità e povertà, non frequenta la scuola, ha per modelli calciatori, veline e camorristi e vede nell'illegalità uno strumento di promozione sociale e di facile arricchimento anche per l'assenza di serie prospettive di lavoro».

Un'analisi sviluppata anche dalla Dia, che parla di «realtà criminale più complessa». E fa accenno ad una violenza metropolitana diffusa. Si legge nella relazione della Dia: «In alcuni casi si assiste a scontri tra bande di minori, che si consumano nel cuore del capoluogo, durante la cosiddetta movida notturna. Di queste bande, a volte fanno parte rampolli di famiglie criminali che hanno mutuato gli atteggiamenti violenti dai loro genitori, come testimonia un episodio di cui sono stati protagonisti i Masiello dei Quartieri Spagnoli ed i Formicola di San Giovanni a Teduccio».

GLI IMMIGRATI
Nel complesso scenario napoletano, si inserisce il mondo degli immigrati, soprattutto di origine africana. Pedine nella vendita al dettaglio di merci del falso, che arricchiscono gruppi legati a clan camorristici. Pusher al soldo dei clan che controllano intere zone, come i Contini e i Mazzarella. Il Vasto è l'emblema di una realtà che unisce i due fenomeni. In alcune aree diventa un'enclave, dove è difficile entrare, in cui è agevole svolgere attività illegali. Una situazione che fa comodo soprattutto ai clan. Al Vasto, sono 13 i centri di accoglienza sui 23 totali a Napoli. Ospitano il 65 per cento dei migranti presenti nel capoluogo partenopeo di etnie e religioni diverse. I dati, diffusi sull'ultimo anno dal Viminale, parlano del 28 per cento dei reati totali in Italia commessi da immigrati. Difficile scorporare la cifra complessiva, per ottenere numeri precisi su Napoli. Ma, per ora, sostengono gli inquirenti, non esiste nel capoluogo campano una forma di criminalità africana consolidata in grado di rendersi autonoma dal controllo dei clan camorristici.

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