Clan Orlando, spunta un nuovo collaboratore di giustizia

di Ferdinando Bocchetti

Clan Orlando, spunta un nuovo collaboratore di giustizia. E' Teodoro Giannuzzi, 37 anni, il pentito che sta fornendo agli inquirenti della Procura di Napoli nuovi elementi da utilizzare contro il gruppo malavitoso nato all'ombra del clan Nuvoletta e subentrato, tra il 2014 al 2016, ai Polverino nella gestione dei traffici illeciti nei comuni di Marano, Quarto e Calvizzano. Giannuzzi è l'asso nella manica dei magistrati napoletani, che sembrano orientati ad impugnare la sentenza di primo grado con la quale, due giorni fa, il gip Antonio Tarallo ha in parte ridimensionato il teorema investigativo alla base della prima ordinanza di custodia cautelare. Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia, di cui non si conosce il contenuto, sono state già raccolte e inserite nel fascicolo del processo di primo grado, celebrato con il rito abbreviato, ma di quelle rivelazioni si potrà tener conto soltanto in una nuova fase processuale (processo d'appello) o nel caso in cui il pubblico ministero Mariella Di Mauro, titolare dell'inchiesta, richiedesse al gip di adottare una nuova ordinanza di custodia cautelare. Ma chi è Teodoro Giannuzzi, l'uomo che in queste ore sta facendo tremare i vertici del sodalizio criminale di Marano? Non certo un boss o un personaggio di primissimo livello della camorra locale.

Nel 2006 fu arrestato a Quarto dai carabinieri del comune flegreo, che gli notificarono un ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Modena per traffico di droga. Giannuzzi ha poi scontato una pena di 3 anni e 10 mesi di reclusione. L'area geografica in cui ha svolto le sue attività illecite avrebbe tuttavia consentito al nuovo pentito di avere frequenti contatti con i trafficanti e gli esponenti di punta di molti gruppi criminali, tra cui i Polverino e gli Orlando, che hanno poi dato vita ad un unico sodalizio a partire dall'estate del 2015. Prima di Giannuzzi, gli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia avevano ascoltato il pentito Roberto Perrone, per anni braccio destro del boss Giuseppe Polverino e profondo conoscitore delle dinamiche criminali maranesi, Gaetano Di Lanno, anch'egli affiliato al gruppo malavitoso egemone nel settore dell'hashish, e Patrizio Bonaccorso, siciliano trapiantato a Marano da molti anni.

In città, intanto, non si è ancora esaurita l'eco della notizia delle tredici assoluzioni e delle condanne, in molti casi inferiori a quelle richieste dal pm Di Mauro, sancite con il pronunciamento del gip Antonio Tarallo. Dopo sette mesi di detenzione in diversi penitenziari italiani, sono tornati in libertà Gaetano Orlando, ritenuto dagli inquirenti uno dei leader della cosca dei Carrisi (la zona della città dove risiedono e operano gli Orlando), Lorenzo Nuvoletta, nipote del defunto padrino di Vallesana, e Crescenzo Polverino, legato da vincoli di parentela con Giuseppe Polverino, alias 'o Barone. Tra gli assolti figura anche Raffaele Veccia, meglio noto come 'o Maresciallo, genero di Gaetano Orlando e nipote di una ex funzionaria (licenziata di recente) del Comune di Marano. 
 
Martedì 14 Novembre 2017, 09:25 - Ultimo aggiornamento: 14-11-2017 09:25
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