Clementino, auto bruciata. Rapper sotto tiro: «Non vorrei aver detto di no al neomelodico sbagliato»

Giovedì 21 Gennaio 2016 di Federico Vacalebre


Non vuole fare l'eroe, Clemente Maccaro, classe 1982, nato ad Avellino ma di casa a Camposano, fiero delle radici nolane che lo legano a Giordano Bruno, ma molto di meno di chi gli ha lasciato sotto casa «un messaggio che brucia molto più di quanto sia successo alla mia macchina», spiega, cercando di non rimuginare troppo su quanto successo: sta preparando il suo primo Sanremo, l'anno scorso non l'avevano voluto con «Luna», quest'anno l'hanno preso con «Quando sono lontano», canzone dell'orgoglio napoletano, e anche sudista, nei tempi della nuova emigrazione. E a lui, campione di un meridionalismo consapevole scandito con rime feroci, si sente «doppiamente ferito da quanto accaduto. Potevo starmene zitto, ma il silenzio è dei colpevoli e dei codardi, e io non sono né l'uno né l'altro, anche se ho scelto come mio alias Iena White, pensando a un animale non proprio coraggioso».
 

Non vuole fare l'eroe Clemente Maccaro, ma che nella sua terra regni l'omertà non gli piace, così lui ha scelto la strada della denuncia, non solo ai carabinieri, ma anche ai suoi fans, grazie al post pubblicato su una delle sue pagine Facebook: «Non ho debiti, non ho rubato la donna a nessuno, non ho fatto - insomma - niente che possa giustificare un atto del genere. Sembra una intimidazione, ma perché?», continua, assicurando di non sapersi dare una risposta.

Sul web accarezza la teoria di un complotto nordista contro una voce del Sud, ma solo dopo aver scritto: «Forse perché non ho fatto qualche collaborazione musicale a qualcuno? Può essere». E chi gli sta vicino sa che si sta riferendo a un giro specifico, non a quello del rap da cui viene, in cui sguazza da quando ha fatto il salto dai villaggi vacanza alle gare di freestyle: «Possibile che dietro questo ci sia un featuring negato a qualche neomelodico?», si domanda: da quando ha registrato «Made in Napoli» con Nico e i suoi Desideri l'intero mucchio selvaggio della canzone popolare partenopea ha sognato una sua apparizione come un toccasana, un passaporto per la celebrità, un indispensabile collettore di visualizzazioni on line: 16 milioni quelle collezionate dal pezzo.

Per un settore in crisi quanto gli altri, forse anche più degli altri, visto che i matrimoni sono sempre meno e le feste del patrono non sono più ricche come un tempo, e visto anche che nessuno è riuscito davvero a seguire Gigi D'Alessio sul fronte del successo nazionalpopolare «Made in Napoli» è diventato il modello da seguire. E via con le richieste di featuring, ora usando amici comuni per fare breccia tra gli impegni del rapper, ora promettendo lauti compensi. Ma il capocannoniere di «'O vient'» e «Pianoforte a vele» dopo quell'eposodio, e dopo un meno fortunato incontro con Anonimo, ha chiuso il file, convinto dalle critiche di qualche addetto ai lavori di cui si fida, dalla volontà di non dissipare il lavoro di costruzione di una carriera costruito con anni di lavori e sacrifici, dalla consapevolezza che - arrivati a quel punto - era meglio dire di no a tutti che scegliere.

E ora? Suo fratello Paolo Maccaro, leader della band newpolitana di funky soul appena uscita con un nuovo, ottimo, album, «Black from Italy», è proccupato: «Una cosa del genere non doveva succedere, soprattutto non doveva succedere a uno come lui, sin troppo disponibile, sin troppo aperto con tutti. Canta l'orgoglio della sua terra, si prepara a farlo all'Ariston, ma la sua terra lo ripaga così. Certo, lo so, lo sappiamo, il Sud, la nostra Campania è anche questo».

Tra gli amici, tra chi lo frequenta da sempre, prima che diventasse Clementino la star, quando era semplicemente l'irresistibile Clemente tutto scherzi e lazzi, c'è una preoccupazione di più. Le indagini diranno che cosa è successo veramente, si spera nelle riprese di eventuali telecamere o in impronte digitali che permettano di risalire agli autori dell'atto vandalico per capirne la vera portata. Ma, sussurrano amici bene informati, a prescindere da questo, il danno potrebbe essere ormai compiuto. Lui non se n'è mai voluto andare da casa, anche se il lavoro lo porta per lunghi tempi in giro per l'Italia e non solo. Ora, come molti colleghi e maestri - come l'Eduardo di «fujitevenne», come quel Pino Daniele con cui è stato l'ultimo artista a entrare in sala di registrazione - ora potrebbe decidere di vivere altrove. Magari a Milano, dove, comunque, farà base in questi giorni che lo separano dal 9 febbraio: allora sarà il momento di iniziare l'avventura sanremese di «Quando sono lontano».

Ultimo aggiornamento: 08:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA