«DeMa jr segnalò Tony Colombo
​alla staffista del fratello sindaco»

Giovedì 10 Ottobre 2019 di Leandro Del Gaudio
C'è un'ipotesi su cui batte la Procura di Napoli nella storia della festa trash di piazza Plebiscito. Ed è la convinzione secondo la quale Claudio De Magistris avrebbe segnalato Tony Colombo alla segretaria particolare del sindaco Sarah Terracciano. Come sia avvenuta questa segnalazione non è chiaro, ed è uno dei motivi per i quali la Procura di Napoli sta lavorando sui tabulati telefonici e sulle chat di Claudio De Magistris. Chiaro il punto di partenza di questa indagine: in che modo avrebbe segnalato Toni Colombo alla Terracciano? C'è stata una telefonata, un messaggio o una conversazione vis a vis? Di sicuro, dopo la mediazione del fratello del sindaco, la pratica piazza del Plebiscito è stata curata in modo spedito, senza alcun intoppo. E lo attestano le date: il 13 marzo, Tony Colombo manda la mail di richiesta alla Terracciano, il 14 marzo arriva la risposta da parte di Mafalda Fasanella (membro della segreteria del sindaco), che era stata a sua volta interessata dalla collega.

 

È in questo scenario, che la Procura ha deciso di contestare ai quattro nomi (ai due privati cittadini Colombo e De Magistris jr, ma anche alle due segretarie comunali), l'accusa di abuso d'ufficio, per aver concorso nel reato di abuso di ufficio. Avrebbero contribuito a procurare un ingiusto vantaggio al cantante che ha potuto esibirsi il 26 marzo scorso nella piazza più conosciuta di Napoli, senza spendere un euro di diritti e concessioni. Ed è questo il punto centrale delle indagini. Dopo una probabile conversazione con Claudio De Magistris (anche se non si sa se avvenuta via chat, telefonicamente o de visu), Colombo spedisce la mail di richiesta della piazza. È il 13 marzo, quando sulla posta elettronica di Sarah Terracciano (avvisata dalla «precedente segnalazione» di De Magistris), arriva la mail con cui Colombo specifica che «la disponibilità di piazza Plebiscito doveva intendersi dalle 18,30 alle 23». Ed è il punto che per i pm napoletani contiene una evidente contraddizione: Colombo chiede - nella stessa lettera - di svolgere un flash mob (manifestazione estemporanea), pretendendo però la disponibilità della piazza per quattro ore e mezza. Come mai nessuno rileva questa contraddizione? È in quelle quattro ore e mezza, che vengono montati un palco, si mette in funzione un amplificatore, vengono creati degli allestimenti scenografici. Ed è su questo punto che verte l'altra faccia dell'inchiesta, quella legata alle omissioni in atti di ufficio. Un'accusa, quest'ultima, che viene contestata nello specifico a due capitani dei vigili urbani, entrambi ai vertici della sezione di Chiaia, e a tre caschi bianchi in forza a una volante, che - nell'ottica del pm - avrebbero dovuto controllare quanto stava accadendo nella piazza dei napoletani. Possibile che abbiano accettato in modo supino la storia del flash mob lungo più di quattro ore? Possibile che non si siano incuriositi per i coriandoli, il palco e i gruppi elettrogeni in funzione? Sono le domande su cui sono al lavoro i pm Maurizio De Marco e Vincenza Marra, due veterani del pool anticamorra, in un fascicolo che viene coordinato dallo stesso procuratore Giovanni Melillo. Una inchiesta di pubblica amministrazione, che attende ora le risposte da parte dei diretti interessati. A partire dallo stesso Claudio De Magistris. Da lui, i magistrati vogliono conoscere un paio di dati su tutti: in che modo ha segnalato la richiesta di Toni Colombo alla segretaria Sarah Terracciano? E quali sono stati i contatti pregressi con lo stesso Colombo? Risposte che arriveranno soprattutto dai telefonini sequestrati in questi giorni. Probabile che ci sia stato un colloquio informale a mezzo chat tra Colombo e De Magistris, nel corso del quale il cantante chiedeva anche il permesso di gonfiare palloncini a pochi passi da Palazzo Reale e dal colonnato della chiesa San Francesco di Paola. Una richiesta alla quale lo stesso De Magistris jr avrebbe risposto in senso negativo, a dimostrazione - almeno secondo quanto emerso finora - della buona fede con cui ha colloquiato con il cantante neomelodico.
IL PREQUEL
Ma c'è un altro aspetto di questa vicenda che non può essere ignorato e riguarda la genesi delle indagini. Come mai il fascicolo sulla festa trash di Colombo finisce sul tavolo di due pm anticamorra? Basta ricordare che i due magistrati sono da anni al lavoro sui circuiti del riciclaggio degli scissionisti di Secondigliano, a partire dal clan Marino, quello che faceva capo a Gaetano Marino, a sua volta ucciso a Terracina nel 2012: era il marito di Tina Rispoli, la donna che è poi convolata in seconde nozze con Toni Colombo. Ma questa storia nulla ha a che vedere con le accuse mosse ai nove indagati per il flash mob di piazza del Plebiscito.
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