Colosimo, la rivolta dei ciechi a Napoli: «Riaprite il nostro istituto chiuso per Covid»

Sabato 6 Giugno 2020 di Melina Chiapparino
I cancelli dell'Istituto Paolo Colosimo sono chiusi da tre mesi. Tra le mura di quel palazzo antico in via Santa Teresa degli Scalzi, ragazzi e adulti avevano trovato molto più di una scuola per non vedenti e sofferenti di disabilità visive, ma ora sono orfani della loro comunità. «L'istituto è stato chiuso il 5 marzo per l'emergenza Covid: non abbiamo notizie sulla sua riapertura», spiega Antonio Cafasso, coordinatore campano dell'Associazione nazionale privi della vista e ipovedenti, che chiede aiuto alle istituzioni. Tutti i frequentatori del Colosimo, che accoglie 60 persone e tra queste 22 nel convitto, attendono che le porte di quei cancelli possano riaprirsi.

L'Istituto, fondato nel 1916, è riconosciuto come una delle realtà più importanti in Italia per i non vedenti e i disabili visivi compresi tra i 18 e i 50 anni per i quali la comunità mette a disposizione educatori, insegnanti, musicoterapisti e alte professionalità. L'offerta non riguarda solo percorsi scolastici ma anche attività e laboratori. «Mi sono laureato in lingue e ho imparato a suonare il pianoforte», racconta Peppe Carozza, 24enne, originario di Caserta, che nell'istituto ha trovato anche l'amore. «L'esperienza più bella e costruttiva è stata ritrovare delle amicizie e partecipare alle attività teatrali fino al sogno di mettere in scena una spettacolo al Teatro Nuovo», aggiunge Peppe, che coltiva il sogno di lavorare al Mann dopo dieci anni trascorsi al convitto.

«Chiediamo l'intervento, e un incontro, del presidente Vincenzo De Luca che ha sempre mostrato grande sensibilità per i nostri ragazzi». L'appello di Cafasso - che è anche il presidente dell'Associazione Teatro Colosimo - va dritto al punto che riguarda l'inclusione dei disabili della vista. «Siamo a conoscenza di una gara d'appalto per il personale dell'istituto, ma non sono chiari i motivi della mancata apertura aggiunge - qui si rischia di compromettere anche le attività estive che sono compatibili con le norme di sicurezza vigenti». In effetti, la cooperativa Gesco che da dieci anni fornisce servizi e personale al Colosimo, è ferma. «La cooperativa stava lavorando in regime di proroga, e il contratto scadrà a fine giugno, per cui sono state avviate le procedure di licenziamento ed è in corso l'iter per la nuova gara che aggiudicherà servizi e personale», spiega Sergio D'Angelo presidente della Gesco. «Con la chiusura dell'istituto abbiamo messo in cassa integrazione i lavoratori, per una loro tutela - chiarisce D'Angelo - e consentirne il ritorno, anche con modalità diverse, è necessaria l'autorizzazione da parte della Regione Campania».
  Ultimo aggiornamento: 19:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA