«Colpa di de Magistris: ha tagliato
il welfare per i più deboli»

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di Mariagiovanna Capone

Il tempo ormai è scaduto. Stamattina suona la campanella per tanti alunni napoletani, ma non per quelli più fragili. I bambini disabili per il Comune di Napoli devono restare a casa. Quasi a sottolinearne una diversità, dimenticando che in una società dei diritti a loro per primi dovrebbe essere garantito quello allo studio. E invece no. Restano rinchiusi nel loro dramma quotidiano dove proprio la scuola spesso è fonte di riscatto morale oltre che sociale. Dal bilancio preventivo, in effetti, si evinceva un taglio di 18 milioni di euro in tre anni. Diciotto milioni che spariscono nel nulla, inghiottiti dal buco nero dell'indifferenza, sepolti sotto il disinteresse quasi come se per il Comune i bambini disabili non fossero mai esistiti. Toni Nocchetti, presidente dell'associazione Tutti a scuola, è in prima fila sostenere i bambini disabili e i loro genitori, che si vedono privare di diritti sanciti dalla Costituzione. E oggi tanti di quegli studenti scenderanno in piazza Municipio. Chiamati per cognome e nome proprio come si fa a scuola. Un appello non in un'aula ma davanti a Palazzo San Giacomo.

La situazione è così drammatica?
«Siamo di fronte a un baratro».
Perché questa protesta?
«Dalla consapevolezza che per ultimare l'anno stanno raschiando il barile, e già a gennaio le risorse non ci saranno. Adesso due sono le cose: o qualcuno le trova o c'è poco da ragionarci su. Alla cittadinanza più fragile dobbiamo dire che il welfare è un lusso che non ci possiamo permettere».
E allora cosa si fa?
«Si ripensa tutto da capo. Per prima cosa risolvendo la questione della classe politica totalmente inadeguata. Il Comune di Napoli sembra il Titanic, con l'orchestra che continua a suonare mentre sta affondando».
Parlano di recuperare con gli introiti di multe ed evasione fiscale.
«Un bilancio è fatto di numeri. Se non metti le cifre di fianco a una voce, questa non esiste. Non fai un bilancio di previsione dove al Welfare accosti un punto interrogativo, perché il ritorno di crediti non sono certi, i numeri non esistono».
La soluzione?
«Il sindaco deve mandare a casa Palma e Gaeta. Ma anche lui ha responsabilità. Qualcuno dovrebbe dirgli che non c'è niente di rivoluzionario nel tagliare fondi ad anziani, bambini e disabili. Inutile poi mettersi con i centri sociali a parlare di diritti e uguaglianza».
Assai duro.
«Contro questa giunta c'è poco da andarci leggeri, con gli assessori che non ammettono di avere un problema enorme e di non saperlo, o non volerlo, risolvere».
Addirittura?
«Sono inadeguati. De Magistris governa Napoli da 5 anni e qualche mese, e da 5 anni e qualche mese le politiche sociali sono sull'orlo dell'abisso: questo è prima di tutto un tema politico vissuto sulla carne delle persone».
E poi come si procede?
«Mi aspetto che il sindaco vada a Roma col cappello in mano a parlare con Renzi e dire: Sono qui per i miei poveri, i miei disabili, i miei anziani. Se non lo fa, allora è un problema di borghesia, altro che rivoluzionario».
L'additeranno come un nemico del sindaco, lo sa?
«Ho votato convintamente de Magistris. Pensavo che il suo mondo fosse lo stesso cui faccio riferimento io. Mi sbagliavo. Invece parla di perduranti tagli del governo. E allora? Te ne stai fermo senza trovare soluzioni? Oppure vogliamo risolverli con sfilate Dolce & Gabbana tutti i giorni? Chiediamo a loro chi deve cambiare il pannolone a Giulia o imboccare Lorenzo?».
Secondo lei andrà da Renzi?
«Sono pessimista, ma non posso permettermi di esserlo, ma almeno me lo auguro. Nel frattempo noi garantiremo una opposizione irriducibile: scenderemo tutti i giorni in piazza e non ci sarà giorno in cui rinunceremo a stare dalla parte dei disperati. Non per carità ma per il riconoscimento della dignità delle persone».
Giovedì 15 Settembre 2016, 13:48 - Ultimo aggiornamento: 15-09-2016 14:44


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