Comincia in Spagna il processo ai Nuvoletta e ai Polverino

MADRID -  Un agente della polizia italiana protegge in piedi le spalle al pentito seduto davanti alla corte, mentre sul doppio schermo in videoconferenza compaiono il boss Giuseppe Polverino «O Barone», capo indiscusso della camorra di Marano, arrestato nel marzo 2012 a Jerez de la Frontera, e Pietro Nocera, il cervello finanziario del clan. Si direbbe un Tribunale di Napoli, è invece un’aula dell’Audiencia Nacional di Madrid, dove ha inizio il processo a 21 membri dei Nuvoletta, Polverino e Nettuno, a capo di un impero in terra iberica che spazia dall’edilizia alla droga, alle estorsioni, al settore alberghiero, alla ristorazione.

Assieme a «O Barone», alla sbarra anche il braccio destro, Raffaele Spasiano, e, soprattutto, l’avvocato Domenico Di Giorgio, caduto nella retata ordinata nell’ottobre 2011 a Tenerife, alle Canarie, dall’allora giudice Baltazar Garzon contro le cosche che –come oggi a Quarto – tentavano di infiltrarsi nelle istituzioni locali, stando al voluminoso fascicolo d’accusa. Iscritto nella lista del Partido Popular come candidato al comune di Adeje (Tenerife), Di Giorgio fu allontanato alla vigilia delle elezioni, dopo la pubblicazione di un selfie che lo ritraeva sorridente accanto al premier Mariano Rajoy. 

In apertura del processo, il presidente del Tribunale ha respinto le richieste avanzate dalla difesa di annullamento, per cosa già giudicata o prescrizione dei reati. Per ognuno dei 21 imputati il Pm José Grinda chiede 10 anni di reclusione per associazione per delinquere, traffico di hashish e riciclaggio continuato di capitali, attraverso una trentina di società, in prevalenza immobiliari, fra le quali il Marina Palace di Playa Paradiso, la gioia della corona, complesso turistico da 200 stanze, il cui affitto frutterebbe al clan oltre 12 milioni di euro l’anno.

A capo della rete, come amministratore di diverse società, in cui figurano Mario Varriale, Riccardo Capasso e membri del «gruppo di fuoco» come Luigi Felaco - sfuggito all’operazione Pozzaro nel 2011 a Tenerife, ma freddato nel dicembre 2012 a Napoli – c’era il padre Giuseppe Felaco, morto di cancro nella sua villa di lusso sul Lago di Como un mese dopo l’arresto. Per Vincenzo Panico, che deve rispondere anche di porto abusivo d’armi, l’accusa ha aggiunto un anno e 9 mesi alle sue richieste. Il troncone dell’inchiesta sulla Camorra SpA alle Canarie prende le mosse dalle dichiarazioni di tre pentiti nel 2010 e dalla successiva operazione coordinata nel 2012 della Procura anticorruzione, in collaborazione con la Procura di Napoli e la Direzione antimafia.

Nell’atto d’accusa, il magistrato ricorda che fu da Marano che i Nuvoletta crearono negli anni ’80 il loro dominio iberico, grazie al controllo di finanziamenti statali dell’edilizia. Come per altri gruppi mafiosi, l’esplosione della bolla speculativa immobiliare è stata la strada maestra per lavare il danaro proveniente dai business criminali in Italia. A partire dagli anni ’90, col declino dei Nuvoletta, la transizione agli eredi Polverino e la strutturazione dell’organizzazione in tre gruppi territoriali sulla Costa Dorata di Tarragona, sulla Costa del Sol nella provincia di Malaga e ad Alicante, spostati progressivamente dal nord al sud della Penisola, a mano a mano che andava aumentando la pressione degli investigatori. Le radici nel paradiso di Tenerife, già terra promessa per i Nuvoletta, affondano nel controllo in monopolio del traffico di hashish dal Marocco a Napoli 
Martedì 26 Gennaio 2016, 09:53
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