Conto corrente svuotato di 29mila euro: la banca prima rimborsa e poi si riprende la somma

Lunedì 12 Ottobre 2020 di Paola Marano

Un problema di connessione della sim, forse una clonazione ed ecco che nel giro di poche ore 29mila euro svaniscono dal conto corrente. Una grande somma di denaro spostata rapidamente in due tranche su altri due conti intestati a un cittadino straniero e uno italiano. Una scoperta amara, che oltre al danno include anche la beffa: per la banca non c’è stata nessuna violazione del sistema informatico e quindi i soldi, in un primo momento riaccreditati, sono stati nuovamente prelevati dal conto dopo alcuni mesi e senza preavviso. Il caso di phishing, perpetrato attraverso il metodo swap sim - la sostituzione da parte del truffatore della sim del cellulare presso il gestore telefonico - arriva da Pianura e coinvolge la signora A.D.R., che ha riportato la storia nero su bianco in una denuncia sporta al commissariato del quartiere napoletano. 

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La genesi della disavventura risale allo scorso aprile, quando la signora viene contattata dalla banca che la informa di due bonifici - uno di 14mila e l’altro di 15mila euro - emessi dal suo conto corrente a favore di due beneficiari diversi. Diversamente da altre quattro tempestivamente bloccate, tali operazioni, avrebbe riferito l’istituto bancario alla correntista, sarebbero sfuggite al sistema anti frode bancario. La donna si affretta ad effettuare il disconoscimento delle due operazioni, non senza difficoltà, e dopo 15 giorni la banca, nell’attesa di effettuare indagini interne sull’accaduto, le restituisce l’intera e ingente somma di denaro. Un respiro di sollievo tirato per qualche mese, cioè fino ai giorni che anticipano il Ferragosto, precisamente fino al 13 agosto, quando la signora si ritrova a dover fare un prelievo. E qui la seconda brutta sorpresa: il denaro è stato decurtato dalla banca senza nessun tipo di preavviso alla correntista.

«A seguito delle verifiche effettuate in tale sede non è emersa alcuna responsabilità della banca. Pertanto, gli importi delle operazioni sono stati nuovamente addebitati, avvisando la cliente con una lettera inviata per posta all’indirizzo registrato nella nostra anagrafe - fanno sapere dall’ufficio reclami di Intesa Sanpaolo - Nel modulo di disconoscimento firmato dalla cliente, è chiaramente specificato che qualora sia successivamente dimostrato che le operazioni erano state autorizzate, la banca ha il diritto di ottenere la restituzione dell’importo rimborsato entro la data indicata ripristinando la situazione del rapporto come se il rimborso non avesse avuto luogo, dandone comunicazione all’intestatario del rapporto».

Comunicazione che per i difensori legali della vittima di phishing, Alessandro Manganiello e Rosario Dursio, arriva ormai da prassi puntualmente a giochi fatti. «Andremo avanti tentando la mediazione e se dovesse andare male proseguiremo in un’azione giudiziaria – sottolinea l’avvocato  -  Il modus operandi di Intesa Sanpaolo è identico per tanti casi: prima ti restituisce i soldi e poi nel momento più inaspettato, come le festività,  si riprende il denaro. E la raccomandata in cui si avvisano i correntisti arriva sempre a operazione effettuata».

Sui tavoli delle parti l’ipotesi di un rimborso parziale, seconda la quale la banca si impegna a restituire alla signora il 50% della somma. Proposta, che se dovesse essere rifiutata, porterebbe il caso in tribunale.

«L'arbitraria ed illegittima operazione di prelievo ha posto la mia assistita  in condizione di non poter provvedere alle primarie esigenze di vita – ha spiegato l’avvocato in una diffida inviata alla banca a settembre -  ed ha determinato una grave ed intollerabile lesione dei diritti, con conseguenti danni di natura sia patrimoniale che morale per il cui risarcimento ci si riserva di agire».

Ultimo aggiornamento: 20:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA