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«Controsenso in tangenziale di Napoli,
​così per l'alcol ho perso mia figlia»

Martedì 4 Agosto 2020 di Maria Chiara Aulisio
«Controsenso in tangenziale di Napoli, così per l'alcol ho perso mia figlia»

Il prossimo 10 agosto avrebbe compiuto 27 anni, Livia Barbato, la ragazza che cinque anni fa perse la vita, sulla via del ritorno, dopo una festa in una discoteca di Pozzuoli. Era la notte del 25 luglio 2015: Livia - bella e talentuosa fotografa napoletana - e Nello, il suo fidanzato deejay - alla guida di una Renault Clio - stavano tornando a casa quando lui, con la mente offuscata dall'alcol, decise di compiere un'assurda manovra: viaggiò controsenso in Tangenziale percorrendo ben cinque chilometri prima dell'impatto fatale. Quell'inversione di marcia compiuta da Nello è stata per mesi tra i filmati più cliccati sul web. E la ragione c'è: il video mostra quell'auto compiere una manovra senza precedenti, ripresa dalle telecamere attimo dopo attimo, fino allo schianto contro l'auto di un commerciante di Torre del Greco che - come la giovane Livia - perse la vita in un attimo senza neanche sapere perché. Nello fu condannato a vent'anni di carcere ma la corte di Appello, due anni fa, gli ha dimezzato la pena trasformando il reato da omicidio volontario in omicidio colposo aggravato. Angela Buanne, la mamma di Livia, si prepara a festeggiare il compleanno della figlia, anche se lei non c'è più, come fa regolarmente da cinque anni a questa parte. È un modo per ripensarla in maniera gioiosa - racconta - e, insieme, ricordare ai ragazzi quali sono i rischi che si corrono quando si beve senza limite.

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Un appello contro l'alcol, il suo.
«L'unico modo per dare un senso al mio dolore. Quando ho perso Livia ho capito che avrei dovuto trasformare la sua morte in qualcosa di costruttivo, altrimenti sarei impazzita».

E lo ha fatto.
«Certo. Ragazzi, attenzione! Non bevete, e non fidatevi nemmeno del vostro fidanzato: l'alcol non guarda in faccia a nessuno. Ecco, questo è diventato il mio secondo lavoro: mettere in guardia i giovani, raccontare loro la storia di mia figlia, provare a fargli capire che basta un attimo per finire male».

Un attimo o cinque chilometri, come quelli percorsi dall'auto sulla quale viaggiava Livia.
«Ci penso spesso: la sua giovinezza, i suoi sogni, le aspettative, le ambizioni... tutto bruciato in una manciata di chilometri. Per quanto mi riguarda ce la metterò tutta perché storie come questa non accadano più».

In che modo?
«Andando nelle scuole, lavorando con le associazioni come 31Salvatutti che si occupano di fare prevenzione sui rischi da alcol e droga. Ai ragazzi bisogna raccontare storie vere, solo sentendomi parlare capiscono sul serio quanto possa soffrire un genitore per la morte di un figlio».

E poi la ascoltano?
«Spesso si commuovono anche e poi mi scrivono messaggi affettuosissimi. Con alcuni ho stabilito veri e propri rapporti di amicizia. Nelle ragazze mi sembra di rivedere Livia: stesse trecce, stessi orecchini, il modo di parlare... i giovani sono diventati la mia forza».

C'è anche un libro che parla della storia di sua figlia.
«Viaggio al centro della notte. Subito dopo l'incidente ho avuto la fortuna di incontrare un giornalista, Luca Maurelli, abbiamo lavorato insieme per un anno, tra indagini e riflessioni. Un impegno che mi ha aiutato a tirar fuori tutto il mio dolore».

Un Viaggio nella vita di Livia.
«Non solo. Il libro si addentra nelle coscienze e nelle incoscienze giovanili, negli sballi, nelle sfide, nei rischi e nelle stragi del sabato sera che lasciano sul campo vittime, feriti e vite distrutte. Temi su cui, anche con Luca, abbiamo discusso nelle scuole, confrontandoci con gli studenti, partendo dal racconto della fine di Livia e dell'uomo alla guida dell'auto contro la quale si schiantarono. Tre le domande sulle quali ci siamo interrogati».

Quali?
«Cosa accadde quella notte? Che cosa determinò il gesto di Nello? E per quale ragione ogni fine settimana il bollettino di guerra di giovani ubriachi o drogati si fa sempre più lungo».

Avete trovato le risposte che cercavate?
«Livia era fidanzata con quel ragazzo da due anni, lo conoscevo bene, mi sentivo tranquilla. Invece sbagliavo. Lo dicono i medici: quando si comincia a bere da piccoli, si bruciano i neuroni, a un certo punto ti parte il cervello, ed è ciò che è accaduto a lui quella notte».

E alla terza domanda?
«Le risposte sono più di una: dalla famiglia al mondo social. Ma su un punto non c'è dubbio. Se è molto importante capire il perché delle cose, è fondamentale spiegarne le conseguenze. Ed è quello che provo a fare nel nome della mia piccola Livia».
 

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