La Coppa di Nestore: il tesoro di Ischia è nascosto in una teca tra i soliti vasi greci

Giovedì 17 Giugno 2021 di Maria Pirro
La Coppa di Nestore: il tesoro di Ischia è nascosto in una teca tra i soliti vasi greci

Inviata a Ischia 

A Ischia è già estate. E Il museo archeologico si spalanca nel verde acceso. Qui, a Villa Arbusto, sono esposti oltre mille reperti che raccontano la storia dell'isola, soprattutto materiali in ceramica, testimonianze che risalgono all'VIII secolo avanti Cristo, anfore, sigilli, scarabei. E c'è un un'opera speciale sottratta al Louvre dopo anni e, nel 2019, star al British museum. Rappresenta uno degli esempi più antichi di scrittura greca. Solo che la Coppa di Nestore viene mostrata ad una trentina di visitatori al giorno (appena 8 ieri mattina), e neanche tutti ci fanno caso o ne comprendono il valore. Perché è sistemata tra le altre vetrine. Trovarla è di per sé una scoperta. Il sito non è abbastanza pubblicizzato, il tesoro nascosto.

La «caccia» inizia sull'aliscafo. A bordo dell'Alilauro delle 15.40 non ci sono insegne che segnalano il museo. I due schermi accesi, tra i finestroni e gli spazi per i trolley, indicano gli spettacoli promossi dalla Fondazione William Walton. E le piante scultoree dei Giardini la Mortella. Poi compare il meteo (26 gradi, nubi sparse), tante aziende agricole, pizzerie, trattorie, il cinema all'aperto, Gigi d'Alessio in concerto e gli altri eventi tra cui, il 25 giugno, uno a Villa Arbusto. Unico cenno. 

Sbarcati a Ischia, l'info-point non aiuta nella ricerca. Quello al porto chiude alle 14, ma anche allungando lo sguardo sulle brochure non si notano rimandi all'archeologia o, se c'è, sembrano annegare tra le offerte commerciali, che vanno dallo snorkeling alla pesca professionale. Un corposo volume sulle meraviglie della Campania, da pagina 116 a 121, è dedicato all'isola. Parla delle terme e dei paesaggi che rapiscono lo sguardo. Mostra anche la baia di San Montano, ma senza ricordarne la storia. Eppure, è qui che iniziano gli scavi della necropoli, nel 1952, e le scoperte straordinarie di Giorgio Bucher, che ha dedicato la sua vita allo studio di Pithecusae. Al grande archeologo tedesco, italiano di adozione, si deve la conoscenza di uno dei tasselli fondamentali della storia dell'Occidente fino alla istituzione del museo, che è stata l'ultima sua grande opera prima della scomparsa.

Inaugurato nel 1999, il museo archeologico di Pithecusae è nell'edificio principale della Villa costruita da don Carlo Aquaviva, duca di Atri, nella masseria dell'arbusto, oggi proprietà del Comune di Lacco Ameno. E illustra in maniera essenziale quanto è accaduto sull'isola, dalla preistoria all'età romana. Il percorso conserva un fascino antico, che spinge alla scoperta dei reperti sala dopo sala, otto in tutto. Perché l'allestimento è quello originario dello stesso Buchner, con l'aggiunta di una sezione dedicata alla geologia aperta dal 2019. Solo che, con le misure anti-Covid, le epoche e i frammenti si mescolano, si salta da un periodo all'altro e si procede al contrario rispetto all'itinerario previsto, non più seguendo l'ordine cronologico. 

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Mancano audioguida e app. Le didascalie sono tutte in italiano. Solo una brochure è tradotta in più lingue. Un libricino, sempre in italiano, sintetizza quel che c'è da vedere: costa appena tre euro, ma ha una firma autorevole. L'introduzione e i testi sono a cura di Costanza Gialanella, il braccio destro di Buchner che così tanto si è impegnata nella valorizzazione nel sito. Ed ecco finalmente, la Coppa: è sistemata nella sala dedicata alla necropoli, al momento accessibile per ultima, ed è accanto al resto del corredo funebre di un ragazzino. Con altri otto oggetti sullo stesso piano. «È una scelta precisa, tenerli insieme», spiega con gentilezza Silvia Iride, 26 anni, studente di Medicina che abita a Lacco Ameno e assieme ad altri cinque giovani è qui grazie tirocinio formativo. «Solo il custode è un dipendente del Comune, gli altri sei operatori sono tutti in scadenza. A ottobre 2021», spiega con preoccupazione il sindaco Giacomo Pascale, presentandosi nel complesso incantevole per spiegare i progetti in corso e quel che vorrebbe realizzare. «Stiamo sistemando il giardino a livello e stiamo creando un parco giochi per attirare le famiglie, abbiamo presentato diversi progetti al ministero appena qualche giorno fa. Ma è chiaro che la Coppa deve essere valorizzata di più perché è un patrimonio dell'umanità», ammette. «Un problema, anzi il principale, è la carenza di fondi: l'ente è in dissesto».

Ma anche la promozione online è carente. Il sito web pithecusae.it segnala gli eventi del 2017 in home page, dove è citata la Coppa di Nestore ma senza spiegarne il valore. «Entro un mese, il nuovo dovrebbe essere pronto: è chiaro che questo è inadeguato», spiega la neoassessora a Villa Arbusto, Carla Tufano. Ma i tre visitatori che arrivano nel pomeriggio segnalano anche altri problemi: dai disagi nella rete di trasporti pubblici alla segnaletica che non c'è. Un'avventura nella storia.

Ultimo aggiornamento: 18 Giugno, 09:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA