Dalla Cina all'Italia, Anna evitata perché cinese: «Non sono un virus»

Martedì 11 Febbraio 2020 di Francesca Mari
«Io non sono un virus». Non lo dice a parole, ma lo dicono i suoi occhi a mandorla coperti da un velo di tristezza. Anna ha 17 anni, è cinese ed è arrivata in Italia a settembre per un percorso annuale di scambio interculturale che si concluderà a giugno. Come avviene in questi casi è ospite di una famiglia italiana, di San Giorgio a Cremano; frequenta il liceo scientifico Carlo Urbani, indirizzo linguistico, insieme a Giovanna (nome di fantasia), sua coetanea della famiglia ospitante.

Le due adolescenti sono in simbiosi, fanno tutto insieme: condividono la scuola, le amicizie, lo sport, i sogni. Anna è arrivata in Italia con tanto entusiasmo, lo sguardo sgranato sul nuovo paese da scoprire, la frenesia di imparare una lingua nuova e una nuova cultura. E, soprattutto, di stabilire relazioni interpersonali, uscire, divertirsi, condividere idee e speranze con i suoi coetanei e non solo. Tutto normale, fino a quando non si è diffusa la psicosi del Coronavirus e come in molte parti d'Italia, anche a San Giorgio il pregiudizio è diventato una lama che ha più volte ferito i suoi acerbi sentimenti.

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Da qualche settimana, la 17enne è bersaglio di attacchi di sinofobia, razzismo e odio contro le persone di etnia cinese. È successo per strada, nella città di Massimo Troisi, che con la sua arguta ironia il razzismo l'ha sempre denunciato, dove qualche giorno fa un gruppo di ragazzini non appena ha incrociato Anna ha dato vita ad un vero e proprio show di odio razziale. Saranno stati in tre o in quattro, suoi coetanei o poco più piccoli che, solo perché cinese, si sono tappati la bocca, come a volersi difendere da un possibile contagio, e sono scappati via. Anna, già preoccupata per le sorti del suo paese e per la sua famiglia distante oltre 7mila chilometri, non ha detto niente ma ha sentito una fitta al cuore.

Dopo qualche giorno è accaduto ancora, al Palaveliero di San Giorgio a Cremano, dove Anna e Giovanna giocano a pallavolo. Qui, dove lo sport dovrebbe insegnare l'inclusione, l'aggregazione e la sana competizione, a cadere nella becera retroguardia razzista non sono stati dei ragazzini, ma degli adulti. Un gruppo di mamme non appena ha visto la 17enne cinese si è allontanato con una certa celerità ed il timore nello sguardo. Anche questa volta Anna è rimasta in silenzio, ma ha avvertito ancora quella fitta al petto. E il pensiero è tornato al suo paese, ai suoi genitori e a quel popolo provato dall'epidemia e che, nonostante tutto, mantiene l'innata gentilezza e il senso del dovere.

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Ma dopo che Giovanna ha raccontato a sua madre di questi episodi, di fronte allo sguardo cupo di Anna, la signora non ha trattenuto le parole e ha deciso di denunciare, rivolgendosi ai suoi concittadini, in particolare agli adulti, ai genitori. «Vorrei che spiegaste ai vostri figli - sono le parole di V. B., tutrice della minorenne cinese - che Anna non può nuocere alla loro salute. Ieri è capitato che dei ragazzini, dopo averla vista, sono scappati coprendosi la bocca con le mani. Così come è successo, invece, qualche giorno fa al Palaveliero, dove le ragazze si allenano praticando pallavolo. Proprio un gruppo di mamme nell'accorgersi della sua presenza, si sono allontanate furtivamente. Anna è già molto triste per ciò che sta succedendo nel suo paese, ed è molto preoccupata per la sua famiglia ed i suoi amici. Esortate, quindi, i vostri figli a sorriderle e non ad allontanarsi perché lei è un arricchimento per la nostra piccola comunità. Noi, grazie a lei, stiamo scoprendo quanto sia bello conoscere e capire il modo di vivere di altre realtà. Non permettiamo che questa ragazzina pensi che noi napoletani siamo persone che si fermano agli stereotipi e non vanno oltre».
 

Dopo questo grido di aiuto, la ragazzina ha ricevuto molta solidarietà ed anche il sindaco ha preso le sue difese, quel sindaco che dell'inclusione e della lotta ad ogni forma di razzismo ed omofobia ha fatto il suo baluardo. «Ho appreso questa triste vicenda - ha detto Giorgio Zinno - che riguarda questa giovane ragazza cinese ed ho contattato la famiglia che la ospiterà fino a giugno. È mia intenzione incontrarla per farle sapere che San Giorgio a Cremano è la città dell'inclusione. Non sarà certo il gesto di pochi sciocchi, maleducati e poco informati ragazzi a farci dimenticare che San Giorgio è la città dei diritti, specialmente rispetto ai bambini e ai ragazzi. Abbiamo costruito percorsi di educazione all'accoglienza seri e costanti. Pertanto deve essere chiaro che ogni persona, da qualsiasi parte del mondo essa provenga, in questa città troverà sempre ospitalità ed inclusione».

Giugno è lontano e Anna, con la sua delicata sensibilità, dovrà interfacciarsi ancora con tante persone. E siccome i pregiudizi sono duri a morire, la speranza è che l'intera comunità e le istituzioni sappiano come proteggerla, così come dovrebbe accadere ovunque in questa fase storica difficile per il popolo cinese.  © RIPRODUZIONE RISERVATA