Coronavirus a Napoli, è allarme in ospedale: «Né guanti né mascherine al San Giovanni Bosco»

Martedì 25 Febbraio 2020 di Melina Chiapparino
Coronavirus a Napoli, è allarme in ospedale: «Né guanti né mascherine al San Giovanni Bosco»

«Lavoriamo senza i presidi e le tutele indispensabili per fronteggiare l'emergenza da Coronavirus». Le parole dei medici dell'ospedale San Giovanni Bosco sono indignate perché - dicono - «mancano camici monouso, guanti e persino l'Amuchina». Eppure, nessuno di loro si è tirato indietro quando, al pronto soccorso, è arrivato un caso sospetto. Domenica pomeriggio, si è presentata la necessità di mettere in isolamento un 19enne proveniente da Milano e, nel presidio della Doganella, non era stata allestita nessuna area dedicata a questo genere di emergenza.

«Il paziente è stato isolato all'interno della stanza delle ecografie nel pronto soccorso - spiega uno dei sanitari in servizio - ma si tratta di un luogo non adibito a questa funzione». Medici e infermieri hanno vigilato sull'ammalato, cercando di limitarne al massimo gli spostamenti, mentre l'afflusso dei pazienti nel pronto soccorso continuava frenetico. Ci sono volute quasi 24 ore prima che i sanitari potessero tirare un sospiro di sollievo grazie all'arrivo dei risultati del tampone: il ragazzo è risultato negativo al Coronavirus, ma i medici hanno consegnato una nota alla direzione dell'ospedale per testimoniare i gravi deficit che complicano le loro condizioni di lavoro. Intanto arriva la notizia che al Cardarelli è stato rubato un intero dispenser di Amuchina.
 

 

Tutti i sanitari del pronto soccorso del San Giovanni Bosco, hanno denunciato «lo stato di carenza dei presidi essenziali». Una carenza «che crea non poche difficoltà nella gestione del flusso dell'utenza, in particolare nel pronto soccorso, dove non esistono filtri e deterrenze», si legge nella nota che sottolinea, tra l'altro, come «non sia stata adibita alcuna area per i pazienti con sospetto di contagio». La conseguenza - segnalata dai sanitari anche alla direzione dell'Asl - è che i pazienti «vengono isolati in ambienti non idonei con la presenza di familiari che sfuggono al controllo del personale medico e paramedico». La priorità è «fornire mascherine dall'alta efficacia filtrante - a tutti gli operatori sanitari, e non solo a pochi eletti». Ma non solo. La protesta riguarda anche il semplice rifornimento di materiale d'uso comune. «Abbiamo necessità di camici monouso e Amuchina in gel per le mani: la fornitura minima in dotazione è assolutamente sottostimata» scrivono i medici che descrivono anche la «persistenza di scarsissime condizioni igienico sanitarie degli ambienti e delle suppellettili, nonché delle tende di separazione dei box per le visite che sono lerce, cadenti e, in alcuni punti, addirittura assenti». Infine, nel documento che descrive uno «stato di totale abbandono» viene indicata anche la «mancanza di ferri sterili e di apparecchi per l'ossigeno». Intanto, la Asl annuncia che entro venerdì l'ospedale sarà dotato di un'area per l'emergenza da Coronavirus e che «a breve verranno messe in pratica le linee guida della Regione Campania che disciplineranno l'intera assistenza». «Logisticamente è impossibile fornire mascherine a tutti i sanitari di un ospedale - fanno sapere i portavoce della direzione strategica - i dispositivi igienico sanitari sono destinati solo a chi entra in contatto con i pazienti isolati». 

Ultimo aggiornamento: 13:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA