Napoli, coppia reclusa da un mese in attesa dal tampone: i familiari costretti a trasferirsi in un b&b

Lunedì 14 Settembre 2020 di Leandro Del Gaudio

Dal ventuno agosto in casa in attesa di risposte, con la prospettiva di rimanervi almeno fino al venti settembre. Un mese in un limbo, come se fossero arresti domiciliari, per una ragazza di venti anni che ha deciso di scrivere al presidente della regione Vincenzo De Luca, per indicare tutte le criticità subite solo per aver fatto il proprio dovere di cittadina. Ad indirizzare una mail alla presidenza della regione, accompagnata da riscontri puntuali del medico di base, è Veronica, una ventenne di Chiaia che si dice segregata in casa da burocrazia e indifferenza. Una storia molto simile a quella vissuta da tanti napoletani di ritorno dalle vacanze. In sintesi, Veronica si è già sottoposta a un test sierologico e due tamponi ed è in attesa del terzo tampone, per poter avere la certezza di poter uscire di casa. Un test che tarda ad arrivare e che nella migliore delle ipotesi - facendo i debiti scongiuri - la tratterrà ancora in isolamento domiciliare almeno fino al 20 settembre. Il tutto mentre la famiglia del fidanzato è stata costretta a cedere la casa per l’isolamento fiduciario, trascorrendo le proprie giornate in un bed and breakfast cittadino. 

Ma andiamo con ordine, a raccontare una storia di burocrazia e possibili disservizi, molto simile all’esperienza vissuta da altri napoletani. Tutto ha inizio lo scorso 21 agosto, quando Veronica torna Napoli dopo una breve vacanza in Sardegna, interrotta in anticipo quando si diffonde sull’isola la voce che il virus è tornato a circolare con prepotenza, specie tra i più giovani. È il 21 agosto, quando la ragazza e il fidanzato sbarcano a Civitavecchia, giungono a Napoli e si sottopongono al test sierologico, che ha dato esito negativo. Non contenti, decidono anche di andare oltre, quindi si rivolgono al Frullone, si mettono in fila e ottengono il diritto a fare il tampone. Restano in isolamento per cinque giorni, in casa del fidanzato di Veronica, quando arriva la notizia: i due fidanzatini sono risultati negativi. Un sospiro di sollievo, ma la storia non è finita. Proprio in quei giorni - siamo intorno al 25 agosto - i due ragazzi apprendono che alcuni compagni di viaggio nella breve vacanza in Sardegna sono risultati positivi e capiscono così di essere potenzialmente in una fase di transizione. Decidono di ripetere il test, per sgomberare il campo da ogni dubbio. È il 31 agosto, rifanno il tampone, che dopo cinque giorni offre un doppio risultato, che viene comunicato con una telefonata da parte degli impiegati della Asl: lui è positivo, lei è negativa. Cosa accade ora? Spiega Veronica: «Ci hanno detto di non uscire di casa, ma di rimanere in isolamento, dal cinque settembre io e il mio ragazzo viviamo in stanze separate». Quindi? Qual è il problema? «Ci hanno detto in modo generico che sarebbero tornati a farci un altro tampone, il terzo in un mese, per verificare qual è la nostra condizione. Non hanno specificato un giorno preciso, dal quindici al venti settembre, ogni giorno è buono per ricevere il tampone, ben sapendo che poi ci vorranno almeno cinque giorni per ricevere una risposta. Rischio di attendere gli esiti fino al 25 settembre, nella speranza che continui ad essere negativo; stessa condizione da parte del mio fidanzato, che non può andare al lavoro e che deve attendere il prossimo test, sperando di essersi negativizzato. Non sappiamo quando e non sappiamo che tempi ci vorranno».
 


Di qui l’appello al governatore De Luca: «Possibile rimanere in casa tutto questo tempo? Quando chiamiamo l’Asl abbiamo difficoltà a parlare con qualcuno, non ci sono risposte, ci trattano come fossimo oggetti. Lungaggini, disservizi, solo perché abbiamo avuto lo scrupolo di non fermarci, di non accontentarci del sierologico e del primo tampone negativo. Ci siamo comportati da cittadini corretti, ma restiamo in un limbo di incertezza che rischia di provocare conseguenze negative per il lavoro del mio fidanzato, oltre alle spese sofferte da un intero nucleo familiare costretto ad allontanarsi e ad alloggiare in un bed and breakfast». Entrambi asintomatici attendono risposte. Chiedono celerità e ascolto, provano a stabilire contatti quotidiani con la macchina amministrativa, nel tentativo di far sentire la propria voce: a colpi di mail, telefonate, messaggi postati sui social, mentre non si esclude una denuncia penale per la lunga permanenza in casa.
 

Ultimo aggiornamento: 15 Settembre, 12:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA