Coronavirus a Napoli, la mappa del contagio divide: «Tanti medici vivono all'Arenella»

Mercoledì 1 Aprile 2020 di Paolo Barbuto
Coronavirus a Napoli, la mappa del contagio divide: «Tanti medici vivono all'Arenella»

Leggere la mappa con il dettaglio della diffusione dei contagi è stato un pugno allo stomaco per la città. Quei dati, riportati in esclusiva dal Mattino, hanno provocato un piccolo terremoto nella Napoli che aveva già un'idea precisa della diffusione della malattia e che, invece, s'è ritrovata con un quadro profondamente diverso.

Oggi leggete il dettaglio dei valori suddiviso per municipalità. Ieri l'abbiamo mostrato quartiere per quartiere, rilevando che il Vomero è quello con il maggior numero di contagi della città (52) seguito da Chiaia e Arenella (rispettivamente 44 e 43 contagiati).



I motivi della diffusione del virus nelle zone borghesi della città hanno provato a chiarirli ieri gli epidemiologi: sono aree dove vivono professionisti che viaggiano molto per lavoro. C'è stata anche la scudisciata del dottor Faella secondo il quale potrebbe essere stata l'ultima folle notte della movida a generare il picco in quelle zone.

I presidenti delle municipalità al vertice della classifica dei contagi, hanno espresso il loro parere nelle interviste pubblicate in questa stessa pagina, la città invece s'è confrontata nella piazza virtuale del web, dividendosi in fazioni contrapposte.
 

 

Alla diffusione della mappa dei contagi ha immediatamente fatto seguito una ridda di messaggi un po' beffardi e un po' indignati: «Mostravate le immagini della Pignasecca piena di gente ma il contagio era altrove», ha scritto Luigi Teodosio. «E poi dicevano che a Ponticelli, Secondigliano e nei quartieri popolari c'era troppa gente per strada», ha ironizzato invece Gennaro Troise.

Molti i segnali di preoccupazione da parte delle persone che vivono nei quartieri dove il contagio è maggiormente presente. Quel che viene fuori dai post e dei messaggi diffusi online è principalmente la meraviglia. «Non credevo che il Vomero fosse così pieno di contagiati. Dovrò fare attenzione», scrive Luisa; «A Chiaia non è possibile che siano così tanti. Forse c'è un errore», chiede Anna Luongo via Facebook. Insomma, l'idea che in un quartiere borghese possa diffondersi una malattia a qualcuno pare incredibile.

In tanti, invece, l'hanno presa male, come se vivere in un luogo di ampio contagio fosse una cosa della quale vergognarsi di fronte agli altri. Numerosi gli interventi che hanno chiarito come il contagio sia qualcosa che ti piomba addosso, non una roba che ti sei andato a cercare e della quale devi vergognarti.
 

Sulla questione del picco all'Arenella s'è diffusa una voce, confermata anche dal presidente della municipalità, Paolo de Luca, secondo la quale l'aumento dei contagi sarebbe in qualche modo collegabile alla presenza degli ospedali. In molti hanno raccontato che nell'area collinare hanno preso residenza tantissimi medici e infermieri per vivere più vicini al posto di lavoro.

Siccome in questi giorni gli eroi degli ospedali sono tra i più colpiti dal coronavirus, l'ipotesi è che molti dei contagiati dell'Arenella siano parte del personale ospedaliero. 

 

La battaglia più intensa, però, si è sviluppata intorno ai tamponi che avrebbero in qualche modo fatto sbilanciare i numeri a favore dei quartieri più alti. Il concetto, espresso in decine di forme differenti, è più o meno il seguente: «Siccome in quei quartieri ci sono persone più abbienti e ben inserite, è più facile ottenere la prova del tampone. Ecco perché proprio lì risulta un numero maggiore di contagiati».

Tra i dati che siamo riusciti ad ottenere (e che si fermano, lo ricordiamo, a sabato scorso) non c'è quello del numero dei tamponi effettuati quartiere per quartiere sicché non esiste modo di confermare questa ipotesi che, più di ogni altra, ha fatto scatenare commenti e polemiche sul web. 

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